Il nuovo girotondino: l’intervista di D’Alema in cui sembra Moretti

moretti

Dopo Renzi e Berlusconi anche D’Alema ha pensato bene di far risentire la propria voce. Lo ha fatto con una intervista al Corriere della Sera in cui sembra Moretti ; del resto che gusto c’è a distruggere se poi non si può ballare un po’ sulle ceneri.

L’aspetto interessante è che “il migliore”, così veniva un tempo chiamato, ha in sostanza incentrato la propria intervista su un punto: con questa classe dirigente (ossia con Renzi), non vinceremo mai. La cosa simpatica è che è la stessa frase, uguale uguale, fu pronunciata da Nanni Moretti quel lontano (ma non troppo) 2 febbraio 2002 sul palco della manifestazione di Piazza Navona, proprio di fronte ad una sbigottita dirigenza dell’Ulivo e da quella frase presero in pratica vita i “girotondini” che vedevano proprio in Nanni Moretti uno dei propri fautori principali.

Ora, anche se è passato qualche anno, non è difficile ricordarsi chi impersonasse la dirigenza chiamata in causa, per colpa della quale il centro-sinistra non avrebbe mai rivinto. A memoria pochi anni prima il buon Massimo era stato presidente del consiglio per due governi consecutivi (in totale dal 1998 al 2000) dopo che nel 1998 era stato silurato il primo governo Prodi (in pratica se c’è un governo di centro sinistra immancabilmente viene silurato e poi spunta D’Alema – tesi-antitesi-sintesi). Certo, lui su quel palco non c’era e certamente i due soggetti che Nanni Moretti attacco platealmente furono Rutelli e Fassino; ma di certo è difficile escludere D’Alema dal quadro di quella dirigenza che, per anni, ha condannato le coalizioni di centro sinistra alla sconfitta, per quanto la indiscutibile bravura nel far combattere ad altri le proprie battaglie gli vada riconosciuta..

Ad ogni modo questa è ancora comicità sottile, il punto veramente esilarante viene dopo. L’intervista infatti prosegue con alcune considerazioni sul caso “Monte dei Paschi”: D’Alema si augura che la commissione d’inchiesta faccia piena luce e, quando l’intervistatore gli fa presente che, in fondo, Monte dei Paschi era roba loro, la risposta è una secca smentita: durante il periodo in cui era Presidente del consiglio D’Alema non voleva la “banca di sinistra” e si è fortemente battuto per eliminare i rapporti fra partito e Fondazione.

Quindi ricapitolando: D’Alema non ha nulla a che fare con la dirigenza dell’Ulivo che tanti disastri ha portato e contro cui Moretti tuonò da Piazza Navona; D’Alema non ha nemmeno nulla a che fare con banche in generale e Monte dei Paschi in particolare, aspetti che ha seguito esclusivamente in maniera formale e per dovere d’ufficio nei giorni in cui era Presidente del Consiglio. In compenso adesso ha una ricetta chiara su cosa serva e soprattutto su cosa non serva al PD per non subire una tremenda sconfitta elettorale.

La cosa mi tranquillizza molto in effetti, così come sono certo tranquillizzi profondamente quel che rimane del popolo PD. L’unico problema che ci vedo è che queste abilità sono in fondo sprecate per la politica italiana. Così a naso, se queste parole dovessero arrivare alla HBO un posto come sceneggiatore di House of Cadrs sarebbe assicurato (nel dubbio un link per mandare il CV).

“Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio”

Corte costituzionale: inammissibile il quesito sull’art. 18, ammissibile quello sui voucher.

referendum

Era nell’aria e così è stato. La Consulta ha deciso oggi sulla ammissibilità dei quesiti referendari proposti dai sindacati ammettendo quello sulla “abolizione dei voucher” e giudicando inammissibile il referendum proposto in materia di licenziamenti illegittimi.

Il dispositivo è stato depositato oggi ma per leggere le motivazioni ci sarà da aspettare un po, anche se con tutta probabilità i motivi vanno cercati nel fatto che il quesito proposto risulta manipolativo. Con ciò si intende che il risultato del referendum sarebbe, di fatto, la creazione di una norma completamente nuova e non la mera abrogazione di una presente.

Sul punto non mancheranno i commenti dottrinali e le “note a sentenza”, ma per quel che interessa qui è sufficiente prendere atto della cosa e valutarne le conseguenze.

L’inammissibilità del referendum c.d. sull’art 18 ha tolto l’arma migliore ai comitati promotori. Le altre questioni, se pur dibattute, voucher in particolare, hanno senza dubbio un minore appeal sull’elettorato rispetto alla questione dei licenziamenti, su cui sarebbe stato relativamente facile mobilitare le masse elettorali e cavalcare l’onda lunga del referendum costituzionale. 

Invece come arma di mobilitazione di massa a Camusso & C. rimangono solo i voucher, che in fondo sono un’arma non proprio affilata e che rischia di trasformarsi in un boomerang per almeno due buoni motivi:

  1. I voucher non sono la quinta essenza di tutti i mali. Sono un sistema ideato per ovviare ad un problema che, come nella migliore tradizione italiana, il popolo italico ha usato in modo distorto per crearsi un vantaggio. Ovviamente non mi riferisco solo a piccole aziende che cercano di sopravvivere, ma anche e soprattutto a gruppi e associazioni di ben altra dimensione e natura…ma ci torneremo dopo. Che l’abolizione tout court dei voucher non sposterebbe di nulla la questione aperta in merito alla disoccupazione in questo paese, vero enorme nodo con cui chiunque intenda governare dovrà scontrarsi per un bel po, è evidente anche agli stessi comitati promotori dei referendum. Tutto quello che oggi viene pagato in voucher si tramuterà semplicemente in nero, né più né meno. E quindi? Niente, l’ennesima battaglia politica mascherata da lotta per diritti irrinunciabili, all’esito della quale, che vinca il si o il no, poco o nulla cambierà in casa di lavoratori.
  2. Che i Voucher non siano  la banconota di Satana lo sanno più o meno tutti e più o meno tutti li usano. Anzi, leggendo le parole di Boeri la stessa CGL ha investito nell’anno più di 750.000 € in voucher e la CISL addirittura 1.500.000 €. Ora, qualcuno più smaliziato di me potrebbe dire che iniziare una guerra politica sui voucher quando li si usa con discreta disinvoltura per primi in casa dimostri una faccia….ci siamo capiti. E questo smussa ancora di più la punta dell’arma referendaria sulla quale, peraltro, pende sempre la spada di Damocle del raggiungimento del quorum (se avesse vinto il SI al referendum costituzionale anche questa cosa dei quorum sarebbe di gran lunga meno pressante, ma questa è un altra storia…).

In tutto ciò, l’aspetto più sconfortante è che dovremo probabilmente sorbirci altri mesi di campagna elettorale, di bacheche piene e menti vuote, di dibattiti sul nulla, perché del nulla si tratta, mentre le questioni serie restano in secondo piano. Qualsiasi cosa pensiate, queste non sono più le battaglie referendarie storiche su divorzio o aborto e chiunque vada ai seggi con l’idea di ottenere risultati differenti da quelli scritti nella scheda continua a non capire molto lo scopo del voto.

I voucher vanno modificati , questo ormai lo dicono più o meno tutti, occorre  introdurre rimedi all’abuso che ne viene attualmente fatto. Con buona probabilità qualche correttivo verrà introdotto, magari utile fino al prossimo modo di eludere i limiti per poi lamentarsi degli effetti negativi.

Nell’universo nulla si crea dal nulla, neppure il lavoro , tanto meno con i referendum.

M5S & Alde: breve storia triste di un fallimento annunciato

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Lo so, sembra accanimento terapeutico, ma il M5S continua ad elargire perle di una certa qualità e, trattandosi (sondaggio alla mano) del secondo partito in Italia in questo momento, la cosa non è particolarmente tranquillizzante.

Quindi, in breve: i grillini “scoprono” che in europa stanno per rimanere soli. Il loro amico Farage, dopo aver vinto il referendum sulla Brexit (rimanendo incredulo lui per primo), ha pensato bene di scomparire dai radar della politica britannica, figurarsi da quelli europei. In prospettiva futura quindi si stava delineando per i pentastellati un periodo di isolazionismo parlamentare da far invidia al Tom Hanks di Cast Away. Del resto, se basi tutta la tua politica sull’attaccare a testa bassa euro ed eurocrati, non è poi così difficile stare riccamente sulle balle a Bruxelles.

Come hanno pensato di uscirne? (poi uno non deve dire che lo staff 5 stelle è il vuoto pneumatico della politica…) Adesione ad Alde. Lo so che il nome non dice molto ma, come ormai i media nazionali ci hanno spiegato abbondantemente, Alde è il gruppo dei liberali. Quelli pro euro, pro europa, pro TTP (quello che sarebbe dovuto essere il patto di libero scambio con gli USA, ormai praticamente abortito), per capirci l’equivalente europeo di Mario Monti! Ci sarebbe da chiedersi cosa sia passato per la testa al leader del gruppo per proporre questa adesione: Verhofstadt era forse troppo impegnato a contare i voti in più che avrebbe avuto per la propria elezione alla presidenza dell’europarlamento per apprezzale le dimensioni della cavolata.

Ok, la cosa farebbe già ridere così. Però non sarebbero i 5 stelle se non avessero trovato il modo di infilarci la rete. Si, perché l’accordo di massima era stato siglato in gran segreto dai “vertici”; talmente in segreto che i deputati europei del movimento, quelli che avrebbero dovuto fisicamente aderire al gruppo liberale, sono completamente caduti dalle nuvole quando la notizia è uscita. Però in qualche modo sta famosa base andava coinvolta. Come fare? In fondo se sei nato e hai fatto fortuna con anni di attacchi ad Europa & Co. c’è il rischio che un contrordine a 180° possa rimanere indigesto.

Nessun problema: un bel post sul blog scritto da Beppe che, senza alcun preavviso, tempi per spiegazioni, dibattiti, senza insomma che si avesse il tempo per googlare “Alde” e vedere che animale strano fosse, apriva le votazioni per far esprimere il movimento. 3 possibilità: rimanere soli, rimanere con gli indipendentisti (per poi rimanere soli), o fare il gran balzo. Ovviamente liberi di scegliere ciò che volete, ma la terza sarebbe la scelta migliore. Inutile dire che i circa 40.000 che hanno votato, in gran maggioranza, hanno seguito le indicazioni del “caro leader”. Ok essere anti europei, ma vuoi mettere far parte di un gruppo (anche se ha basi politiche agli antipodi del Movimento), e poi se lo dice Beppe deve essere certamente per il meglio. Voto informato insomma.

Peccato che proprio ad un passo dall’accordo, qualcuno in europa si sia accorto che va bene tutto, va bene anche il nuovo asse USA/URSS (ops Russia), roba da far rimpiangere la guerra fredda, però gli amici di Farage, ancora in fase di godimento post Brexit, nel gruppo liberal impegnato a limitare i danni dell’uscita britannica dall’Europa, proprio non si poteva vedere. E  così che il “povero” Verhofstadt è stato costretto a ritirare l’offerta, dopo che già il movimento aveva “ufficializzato” la notizia.

Prescindendo dal fatto di aver annunciato una operazione politica poi naufragata in maniera fallimentare, due questioni emergono abbastanza prepotentemente da tutta questa storia: il primo aspetto è che, dopo la verginità relativa alle questioni giudiziarie, il M5S ha ormai perso anche quella della purezza di programma e di alleanza. Ok, la cosa non è andata in porto, ma non certo per volontà dei 5 stelle. In Europa hanno cercato l’alleanza con la forza forse più lontana alle idee con le quali i movimento è nato e si è espanso, e le scuse che fosse una alleanza “tecnica” onestamente lasciano il tempo che trovano. Quindi, da oggi la carta del duri e puri non regge più (da valutare gli effetti in chiave nazionale, e la Lega alla finestra ad osservare la possibilità di una alleanza politica).

Secondo aspetto è che ormai pare evidente che Beppe Grillo potrebbe far votare ai suoi sul blog qualsiasi cosa. Se è riuscito (con un po di furbizia) a far passare l’adesione ad Alde potrebbe tranquillamente fargli votare l’adesione a scientology (che peraltro ha più a che fare con alcuni “fenomeni” dei 5 stelle di Alde). Magari è una buona notizia per Grillo, Casaleggio & Co.. Per quanto mi riguarda però pone una pietra tombale sul valore della democrazia diretta in rete.

Dilettanti allo sbaraglio. Ma nessun problema, Beppe ha scritto che con questa operazione hanno fatto tremare il sistema più che mai, quindi, se lo dice Beppe, è certamente così. A meno che non si pensi che questi potrebbero arrivare al Governo in Italia, allora qualche problemino forse ci sarebbe.

Poletti, perché?

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Si possono non dire due parole sul Ministro Poletti?.. ok, lo so, è un po’ come sparare sulla croce rossa …argomento inflazionato… ma c’è qualcosa di veramente incomprensibile in quest’uomo…sarei quasi tentato di credere alle tesi complottistiche dell’infiltrazione di DiMa e sperare che Poletti sia in realtà un infiltrato nel Governo con lo scopo segreto di affossarlo.

Non intendo certamente scrivere una delle tante lettere al ministro, cariche di indignazione  per ciò che ha detto: ne ho lette diverse, tutte scritte da chi è certamente più titolato di me per farlo, giovani che per mille motivi vivono all’estero, tutte ben scritte, e soprattutto tutte condivisibili in ogni singola parola.

Vorrei semplicemente fare una domanda: perché?! ma soprattutto …perché?!

Perché buttare li, con incredibile e inutile disinvoltura una boiata del genere, talmente grande che se avesse avuto massa avrebbe incurvato lo spazio-tempo intorno; perché farlo adesso…voglio dire, ti hanno confermato in un Governo che ha uno scopo solo: non fare danni fino alle prossime elezioni … e tu sfanculi (perdonate il francesismo) in un colpo solo giovani, esuli, genitori, parenti amici di questi ultimi; perché farlo il giorno dopo una strage, quella di Berlino, in cui è rimasta terribilmente coinvolta una nostra connazionale, una ragazza di quelle pienamente rientranti nella “felicissima” descrizione del Ministro.

Immagino Renzi, che pochi giorni prima aveva detto all’assemblea del PD di aver perso miseramente  coi giovani, mentre ascolta incredulo quelle parole chiedendosi …perché?  Insomma, se quello è il messaggio che il caro Ministro ha recepito dalla sconfitta al referendum, vorrei rivelargli un segreto: ha capito proprio male, politicamente e umanamente.

Politicamente non ha capito che quelli che ha così tranquillamente “demolito”, sono coloro che, più di altri, avevano appoggiato le riforme che il Governo ha proposto (vedi voto referendario) e che  vorrebbero vedere realmente una Italia migliorata, nella speranza di poter un giorno tornare a casa. Questo prescindendo dal fatto che siano ricercatori o professori universitari a Londra, direttori del CERN, o pizzaioli a Berlino. Della serie…italiani all’estero sapete che c’è ? grazie per il Si al referendum ma la realtà è che senza di voi questo paese sta meglio…follia pura!

Questo aspetto è francamente spiazzante, perché denota che certa classe politica non sa nemmeno chi dovrebbe (in teoria) rappresentare, quale sia l’odience o l’elettorato di riferimento, chi ti voti e chi no…suvvia, se vendi cioccolato, o sei Willy Wonka o è difficile fidelizzare il cliente  (e magari ampliare la clientela) dando dei coglioni a tutti i potenziali acquirenti, e francamente Poletti non mi pare il Willy Wonka del wellfare.

Peraltro non mi pare nemmeno tutto sto genio della tattica: si è esposto ad attacchi feroci (e giustificati)personali, verso la propria famiglia…(va da se che se la spari così grossa e poi viene fuori che la tua discendenza, non laureata, è riccamente sostenuta da fondi pubblici la gente tende un tantino ad incazzarsi), riuscendo in più nella raguardevole impresa di dare un minuto di visibilità a chiunque voglia commentarne le dichiarazioni, facendo riapparire personaggi improbabili e dimenticati da tempo…insomma mediaticamente parlando, in confronto caporetto potrebbe passare per una allegra scampagnata fra amici.

Tutto ciò per ottenere cosa? quale sarebbe stato il vantaggio? quale l’occasione politica? Come dicevo, inopportunità disarmante e leggerezza spiazzante.

Umanamente poi sfugge il punto essenziale: non ha importanza se quelli che emigrano siano i migliori o i peggiori (anche perché, come in ogni categoria composta da masse, dentro c’è un po’ di tutto). Ciò che conta è il perché gli italiani tendano ad andarsene, rinunciando spesso ad affetti, amicizie e abitudini di una vita. Chiedersi perché all’estero sia più facile lavorare (e qui va chiarito un concetto: lavorare significa essere retribuiti, altrimenti si chiama hobby), avere figli, comprare casa, insomma fare ciò che nel resto del mondo “evoluto” si associa all’avere una vita dignitosa.

Capisco il non avere risposte da dare, ma non porsi proprio le domande pare un po’ troppo. Soprattutto se provieni da un ambiente, quello delle cooperative, che dovrebbe porre particolare attenzione agli aspetti sociali, e se hai trascorso gli ultimi 1000 giorni in un governo il cui Presidente non ha fatto altro che tessere le lodi dei successi italiani all’estero. Fosse anche stato puro marketing elettorale, pare che 1000 giorni non siano bastati a capire il messaggio… urgono ripetizioni serali.

Si dovrebbe poi aprire qui un altro argomento relativo ai meccanismi di selezione della classe politica di questo paese, spesso basati prima sul chi rappresenti invece che sul chi sei o cos sai: ti candido o ti nomino perché vieni dalle cooperative, dalle associazioni di categoria, dal sindacato e mi porti i voti di quel mondo… Ma sarebbe lunga e meriterebbe un discorso a se.

Insomma Mr Poletti, detto anche “la toco piano”, speriamo si voti presto…non tanto per noi …quanto per lei…di questo passo chissà cos’altro potrebbe dire

Legge elettorale: cosa devi sapere per fare l’indignato su Facebook (o per ascoltare un Tg)

Quanto potrà mai appassionare il tema della legge elettorale?..lo so..zero..e quanto dopo mesi e mesi di campagna elettorale sulla riforma della costituzione?.. zero tendente al “mò te meno“… eppure meglio far un po’ di chiarezza, altrimenti fra proporzionale, maggioritario, misto, mattarellum, porcellum, italicum, avventurarsi nelle bacheche degli “amici” o anche seguire un telegiornale diventa un’ impresa. Chi l’avrebbe mai detto che anche per poter litigare in un social sarebbe stato necessario farsi una cultura…

Premessa d’obbligo: le leggi elettorali sono un po’ come le auto: non esiste quella ottima in tutto. Se vuoi la macchina sportiva meglio evitare il fuoristrada o le famiglie numerose, se vuoi una allroad difficilmente ci potrai fare un tempone al Nurburgring e se hai soldi da buttare e vuoi un auto inutile ma che mostri che hai soldi da buttare, compra una X6 (se sei donna direi di adattare l’esempio a borse o scarpe .. per i dettagli lascio alla immaginazione di chi legge).

Allo stesso modo, parlando di legge elettorale,  governabilità e rappresentanza sono effetti che stanno ai due estremi di una scala, in cui potranno essere soddisfatte più l’una o più l’altra, sula base del sistema di ripartizione dei seggi (proporzionale o maggioritario) e dei correttivi (costituiti principalmente dall’esistenza o meno di un premio di maggioranza e di una soglia di sbarramento), ma mai entrambe contemporaneamente.

La base: per proporzionale si intende un sistema che attribuisca seggi alle liste, in proporzione (ma guarda un po’) ai voti ottenuti. Per maggioritario si intende quello che assegna ciascun seggio alla lista (o coalizione) che prende il numero maggiore di voti nel collegio. Sarebbe più complicato ma per adesso accontentiamoci.

Così, una legge elettorale tendenzialmente proporzionale, con bassa soglia di sbarramento e assenza di premio di maggioranza, esprimerà valori elevati di rappresentatività (consentendo l’elezione di formazioni politiche anche piccole), ma basse di governabilità, proprio in ragione del fatto che ben difficilmente una formazione da sola raggiungerà la maggioranza dei seggi e dovrà quindi costruirsi una maggioranza in parlamento con accordi successivi (tu chiamali se vuoi…..emozioni?…no, inciuci).

Al contrario, una legge elettorale prevalentemente maggioritaria, con premio di maggioranza alla coalizione (o alla lista) e soglia di sbarramento, assicurerà più facilmente l’esistenza di una forza di governo vincitrice delle elezioni, penalizzando però la rappresentatività delle formazioni politiche minori.

E qui, amici(!), compagni(!), concittadini(!), tocca fare pace col cervello: tutto non si può avere; bisogna scegliere che tipo di idea di governace abbiamo per il Paese.

Perché se si vuole puntare sulla governabilità poi non si può gridare al golpe se un meccanismo elettorale consegna ad una forza una maggioranza effettiva di seggi; allo stesso modo, se si vuole la massima rappresentanza, poi non ci si può scandalizzare che forze, anche molto differenti, finiscano per governare insieme, o che partiti medio-piccoli diventino determinanti nelle politiche di governo (l’UdC -solo per fare un esempio- ringrazia sentitamente) o ancora che, per impossibilità di trovare accordi, nessuno riesca di fatto a formare un governo (vedi Spagna).

Discorso simile si può fare sul sistema di selezione del candidato. Essenzialmente si parla di lista bloccata quando il cittadino vota una lista e la priorità di elezione fra candidati dipende dal posto in lista attribuito agli stessi nella lista; di collegio uninominale se il territorio viene diviso in tanti collegi quanti sono i seggi attribuiti con quel sistema, nei quali ciascuna lista candida un solo esponente così ché l’elettore vota la lista e il candidato collegato. Viene eletto il candidato con più voti in quel collegio. Si parla invece di preferenze quando ci sono collegi più grandi, in cui ciascuna lista candida un certo numero di candidati. L’elettore indica con la preferenza il nome di uno o più candidati. L’elezione avviane, sulla base dei voti ottenuti dalla lista, prioritariamente per il candidato con più preferenze.

Anche qui, il sistema perfetto non esiste: la lista bloccata attribuisce, nei fatti, la scelta di chi verrà eletto a dinamiche interne di partito (o di lista), estraniando il candidato dalla base elettorale.

A parziale mitigazione possono essere previsti meccanismi interni (obbligatori per legge o facoltativi) affidate alle lise (vedasi primarie PD). Le preferenze hanno il merito di far esprimere il cittadino massimamente sulla elezione dei candidati. Hanno però anche il difetto di creare necessariamente un sistema clientelare finalizzato alla ricerca della preferenza, oltre ad influire significativamente sui costi medi delle campagne elettorali dei singoli candidati (agevolando quelli con maggiori possibilità economiche). I collegi uninominali sono una sorta di compromesso fra i due.

Quindi? che legge fare? Va da se che l’approvazione di una legge, nel mondo reale, oltre che ai “meriti” intrinsechi di quel sistema, ammesso che di meriti si possa parlare, ha molto a che fare con la possibilità di trovare voti in parlamento per sostenerla, quindi con il fatto che forze politiche, magari scarsamente rappresentative sul territorio, ma con deputati e senatori in parlamento, accettino di votarla.

Chi non capisce questa cosa (o fa finta di non capirla) vive nel mondo dei sogni e farebbe bene a trasferirsi nel castello rosa delle fiabe ad Eurodisney. Ed ecco perché siamo arrivati, o meglio ritornati al Mattarellum. Come funziona? Nel dettaglio è un casino.

Sperando che il Dio dei costituzionalisti non mi fulmini seduta stante, lo sintetizzò dicendo che è un sistema misto in cui il 75% dei seggi viene attribuito su base maggioritaria e con collegi uninominali. Il restante in maniera proporzionale e con listini bloccati. Ha inoltre una soglia di sbarramento al 4%. Il tutto con differenze nei sistemi di attribuzione dei seggi fra Camera e Senato

Perché piace? perché tende ad aggregare coalizioni per conquistare più voti nei collegi,  quindi più seggi, lasciando in ogni caso un certo rilievo ai partiti minori (che superino la soglia di sbarramento). Assicura la governabilità? Non necessariamente, specialmente in un momento in cui il voto è ripartito in maniera fortemente tripolare. Perché quindi tutti ora ne parlano? Perché è una legge pronta, su cui si riesce a convogliare un buon numero di voti in parlamento senza entrare nella discussione di merito (salvo forse qualche aggiustamento relativo a sbarramenti o premi di maggioranza), che allungherebbe a dismisura i tempi di approvazione .

Se sei arrivato fin qui a leggere hai tutta la mia stima per la resistenza … ma, soprattutto, ora puoi rompere le scatole su Facebook a chiunque inizi a discutere di legge elettorale…grillini compresi (ops, mi ero ripromesso di non nominarli questa volta…pazienza..)

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L’insostenibile leggerezza del leggere…in rete

“Ma che è sta roba?” “…come che è, dai ho creato un blog” “…ah bravo, e di che vorresti parlare? ” “..non so, scegliere il primo articolo crea un certo panico da foglio bianco –per inciso, se hai letto fin qui hai superato i 140 caratteri di un tweet..vista la media di lettura nazionale puoi esserne già quasi fiero-…quindi  dimmi un po qualcosa tu..qualche consiglio? ” “Figa, ovvio!” “..Dai Fra, vorrei cercare di fare il serio almeno un paio di giorni prima di far precipitare il livello” “mmm ok, ma con quella non sbagli comunque, in ogni caso, visto che hai scritto nelle info che ti interessano politica e musica..quest’anno la musica ci ha regalato ben poco di cui parlare, decessi a parte”..”e il nuovo dei Metallica?”..”appunto, come dicevo, nulla di interessante…” ” sarà ma io qualcosa sui metallica lo scriverò comunque”..”ok ok, ma giusto per stare sui temi caldi..io mi butterei sulla politica”. 

Ecco, questa è stata la conversazione (con qualche lieve modifica) da cui parte l’avventura di questo blog.

In realtà vorrei partire facendo una confessione: c’è stato un tempo in cui ero convinto che la diffusione di internet, dei social, dei blog, avrebbe consentito anche la diffusione di cultura ed informazione; che quest’ultima sarebbe stata appresa direttamente dalla fonte, senza dover passare per il filtro dei media ufficiali, come acqua bevuta direttamente dal torrente..più o meno nello stesso periodo  (forse qualche anno dopo) in cui ero convinto che il principio di sussidiarietà fosse la soluzione ad ogni male della politica ..ok, come vedete io i miei errori di gioventù li ammetto.

Invece? cosa abbiamo?..sulla sussidiarietà più che un articolo da blog bisognerebbe scrivere un libro…e sulla diffusione del sapere? peggio che andar di notte!

Mi spiego: certamente il numero delle informazioni a disposizione di chiunque è aumentato; la qualità e la veridicità invece per niente. Girando fra le piazze virtuali, le bacheche di Facebook lo sconforto che assale è destabilizzante: regnano post bufale senza nessuna possibilità di controllo, l’opinione di chiunque ha pari valore su qualsiasi argomento, prescindendo da una seppur minima valutazione delle competenze, il tutto mediamente condito da una cattiveria estrema, tanto nei toni quanto nei contenuti..senza scomodare Umberto Eco, secondo cui internet ha dato diritto di parola ali imbecilli, basta dare una lettura agli scambi di commenti nelle pagine Facebook, nei blog, addirittura su youtube sotto video anche banali. Forse un tempo c’era più ignoranza che aveva almeno il pregio di essere consapevole, oggi regna la convinzione da tastiera di saperne molto su tutto. Anzi, di sapere ciò che il potere cerca di nasconderti, verità segrete ed inconfessabili, complotti manipolativi, ovviamente tutti conditi da un po’ di massoneria q.b., olio sale e basilico a piacere.

Il risultato però non è più limitato solamente alla rete (persone che si portano la penna da casa per votare!..ne vogliamo parlare?..meglio di no per carità cristiana). I mezzi di comunicazione più tradizionali, invece di cercare di smarcarsi, sembrano inseguire la tendenza nel tentativo di rincorrere, con essa, il popolo della rete: ormai i dibattiti in TV, su qualsiasi argomento, sono scioccanti: si parla di medicina? di vaccini? ok, a confronto due tesi proposte quasi in maniera paritetica; da una parte un virologo e dall’altra una ex attrice di serie b riscopertasi santona..(o l’immancabile Red Ronnie)! La competenza non ha più alcun valore mediatico; chiunque può parlare e ritenersi esperto di tecnologia, alimentazione, fenomeni fisici, geologici…e francamente non capisco: ma se foste su un aereo che deve atterrare, oltre a quello del pilota vorreste sentire anche l’opinione di un tizio convinto che i piloti in realtà siano affiliati ai poteri forti del volo e che il loro modo di atterrare è in realtà solo un mezzo per farvi arrivare dove vogliono loro e far aumentare i prezzi dei biglietti? (se la risposta è si cercate di farvi riconosce perché vorrei evitare di trovami sullo stesso volo con voi). Siamo tutti (io compreso ahimè) convinti di attingere dalle fonti autentiche, le uniche che ci dicano come stanno realmente le cose; tutti contenti di non esserci fatti imbambolare da questo o quel potere forte. Diamoci pace: se i poteri forti sono realmente tali probabilmente stiamo già facendo quello che hanno previsto per noi, altrimenti meno complottismi e scie chimiche e più sana banalità.. Con ciò non voglio certo dire che l’informazione segua esclusivamente processi casuali e non organizzati..ma ci tornerò su dopo.

Probabilmente vale in questo ambito una massima spesso applicabile, ossia che ciò che si ottiene all’apparenza senza sforzo è anche senza valore.

La cosa ancor più preoccupante è che il livello cosmico delle boiate pubblicate è superato solamente dalla rabbia con cui vengono sostenute e dalla totale incapacità di fare un confronto razionale, dove per razionale si intende avere un briciolo di capacità di motivare sulla base di fatti o con un quel po di logicità minima per la quale si possa parlare di deduzione e non di verità teologica.

In definitiva, cercare di orientarsi nel marasma delle informazioni e notizie a disposizione rende l’essere consapevolmente informati ancor più difficile di quando le ricerche andavano fatte sull’enciclopedia o in biblioteca… ok questo è vero .. però prima di mettere la propria vita (o credibilità) in mano ad articoli tratti da “La Repubblica delle banane”, “grandecocomero”..”popoloincazzato” tutti media affidabilissimi insomma… bisognerebbe pensarci un attimo su. Altrimenti si finisce per essere vittima della propia indignazione e finire per credere che Debora Caprioglio sia in realtà la sorella di Renzi gestrice di centinaia di cooperative che lavorano sui profughi, che Paul Pogba sia un profugo ospitato dallo stato italiano in Hotel 5 stelle resort con spa, e svariate minchiate assimilabili. Ora non per dire, personalmente mi sentirei un po’ coglione dopo aver pubblicato a nome mio una cosa del genere.

Il paradosso maggiore di tutto questo casino mediatico è che, spesso, proprio coloro che sono convinti di diffondere notizie segrete e contro il sistema, stanno semplicemente aiutando un sistema: il tutto si basa sull’assunto che gli esseri umani sono spesso non in grado di analizzare problemi complessi presi nel loro insieme. La soluzione istintiva quindi è quella di scomporre il problema in sotto problemi semplici ai quali, a loro volta, si cerca di dare risposte prevalentemente istintive, cercando nell’ambiente che ci circonda le conferme che la soluzione sia quella corretta. Bene, di fondo un problema complesso estremamente comune è una latente insoddisfazione: sono in una condizione A che non mi piace, vorrei arrivare ad una condizione B più soddisfacente. Per fare ciò devo individuare il responsabile, qualcuno a cui dare la colpa (possibilmente esterno), il cui operato determina lo stato di insoddisfazione. Se non esistesse questo meccanismo personaggi come Salvini sarebbero ancora in coda per cercare di dare qualche esame all’Università…chiunque comunichi (quindi tecnicamente anche io) lo fa con un fine, per raggiungere il quale il ricettore della comunicazione diviene un mezzo…e ciò vale in ogni campo, economico (marketing), politico-sociale, strategico-militare (psyops)… vogliamo parlare delle mitiche frasi che a Vlad Chuck Norris Putin vengono attribuite ad ogni occasione possibile ed immaginabile? Si può legittimamente scegliere di farsi usare, ma in caso contrario varrebbe la pena, prima di dare per certa una informazione, specialmente quelle notizie che risponderebbero in pieno agli istinti (bassi) che abbiamo dentro, domandarsi per istante chi sia che la da, quanta credibilità abbia, magari fare una breve ricerca da altre fonti, così tanto per non fare la figura dei coglioni.

In ogni caso la cosa sta onestamente un pò sfuggendo di mano e spesso l’unica soluzione per placare l’istinto omicida che monta leggendo alcune bacheche è chiudere ogni media e smettere di leggere…o augurarsi una estinzione della specie rapida ed indolore.

“Ok, riletto il primo articolo..molte banalità e abbastanza palloso…forse avevi ragione Fra..sarebbe stato meglio scrivere di…” “Fammi capire: inizi un blog teorizzando che le informazioni sui blog fanno schifo?.. non sei normale, lo sai vero? solo tu potevi partire dandoti e dando alla massa che legge notizie on line del coglione” “hai ragione sono decisamente pieno di contraddizioni, d’altronde la contraddizione crea movimento, tutto il resto è noia”