Corte costituzionale: inammissibile il quesito sull’art. 18, ammissibile quello sui voucher.

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Era nell’aria e così è stato. La Consulta ha deciso oggi sulla ammissibilità dei quesiti referendari proposti dai sindacati ammettendo quello sulla “abolizione dei voucher” e giudicando inammissibile il referendum proposto in materia di licenziamenti illegittimi.

Il dispositivo è stato depositato oggi ma per leggere le motivazioni ci sarà da aspettare un po, anche se con tutta probabilità i motivi vanno cercati nel fatto che il quesito proposto risulta manipolativo. Con ciò si intende che il risultato del referendum sarebbe, di fatto, la creazione di una norma completamente nuova e non la mera abrogazione di una presente.

Sul punto non mancheranno i commenti dottrinali e le “note a sentenza”, ma per quel che interessa qui è sufficiente prendere atto della cosa e valutarne le conseguenze.

L’inammissibilità del referendum c.d. sull’art 18 ha tolto l’arma migliore ai comitati promotori. Le altre questioni, se pur dibattute, voucher in particolare, hanno senza dubbio un minore appeal sull’elettorato rispetto alla questione dei licenziamenti, su cui sarebbe stato relativamente facile mobilitare le masse elettorali e cavalcare l’onda lunga del referendum costituzionale. 

Invece come arma di mobilitazione di massa a Camusso & C. rimangono solo i voucher, che in fondo sono un’arma non proprio affilata e che rischia di trasformarsi in un boomerang per almeno due buoni motivi:

  1. I voucher non sono la quinta essenza di tutti i mali. Sono un sistema ideato per ovviare ad un problema che, come nella migliore tradizione italiana, il popolo italico ha usato in modo distorto per crearsi un vantaggio. Ovviamente non mi riferisco solo a piccole aziende che cercano di sopravvivere, ma anche e soprattutto a gruppi e associazioni di ben altra dimensione e natura…ma ci torneremo dopo. Che l’abolizione tout court dei voucher non sposterebbe di nulla la questione aperta in merito alla disoccupazione in questo paese, vero enorme nodo con cui chiunque intenda governare dovrà scontrarsi per un bel po, è evidente anche agli stessi comitati promotori dei referendum. Tutto quello che oggi viene pagato in voucher si tramuterà semplicemente in nero, né più né meno. E quindi? Niente, l’ennesima battaglia politica mascherata da lotta per diritti irrinunciabili, all’esito della quale, che vinca il si o il no, poco o nulla cambierà in casa di lavoratori.
  2. Che i Voucher non siano  la banconota di Satana lo sanno più o meno tutti e più o meno tutti li usano. Anzi, leggendo le parole di Boeri la stessa CGL ha investito nell’anno più di 750.000 € in voucher e la CISL addirittura 1.500.000 €. Ora, qualcuno più smaliziato di me potrebbe dire che iniziare una guerra politica sui voucher quando li si usa con discreta disinvoltura per primi in casa dimostri una faccia….ci siamo capiti. E questo smussa ancora di più la punta dell’arma referendaria sulla quale, peraltro, pende sempre la spada di Damocle del raggiungimento del quorum (se avesse vinto il SI al referendum costituzionale anche questa cosa dei quorum sarebbe di gran lunga meno pressante, ma questa è un altra storia…).

In tutto ciò, l’aspetto più sconfortante è che dovremo probabilmente sorbirci altri mesi di campagna elettorale, di bacheche piene e menti vuote, di dibattiti sul nulla, perché del nulla si tratta, mentre le questioni serie restano in secondo piano. Qualsiasi cosa pensiate, queste non sono più le battaglie referendarie storiche su divorzio o aborto e chiunque vada ai seggi con l’idea di ottenere risultati differenti da quelli scritti nella scheda continua a non capire molto lo scopo del voto.

I voucher vanno modificati , questo ormai lo dicono più o meno tutti, occorre  introdurre rimedi all’abuso che ne viene attualmente fatto. Con buona probabilità qualche correttivo verrà introdotto, magari utile fino al prossimo modo di eludere i limiti per poi lamentarsi degli effetti negativi.

Nell’universo nulla si crea dal nulla, neppure il lavoro , tanto meno con i referendum.

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