Corte costituzionale e Italicum: alcuni commenti il giorno dopo la sentenza tanto attesa

Corte costituzionale e legge elettorale: alcuni commenti il giorno dopo la sentenza tanto attesa per cercare di capire cosa comporti, tanto dal punto di vista giuridico, quanto da quello politico; in sostanza chi guadagna e chi perde dopo la pronuncia della Corte?

Il mondo politico (e non solo), aspettava con ansia la pronuncia della Consulta sull’ Italicum da cui potevano derivare significative conseguenze sul calendario politico nazionale del prossimo futuro. A valle della sentenza cosa possiamo dire? (ovviamente in attesa delle motivazioni dovremo limitarci a valutare il dispositivo)

Prima di tutto occorre fare una premesse fondamentale: la Corte costituzionale non è organo con poteri legislativi. E’ un organo di chiusura del sistema, di garanzia istituzionale che, in questo caso, si è suo malgrado ritrovata a svolgere un ruolo di supplenza rispetto al Parlamento. Pertanto il suo compito si limita ad assicurare una legge conforme ai principi costituzionali, senza poter effettuare valutazioni di merito sul sistema elettorale che viene introdotto de facto con il proprio intervento.

Bene, veniamo a ciò che la Corte costituzionale ha detto con la propria pronuncia.

L’Italicum resta in vigore seppur con alcune modifiche (rilevanti?), ed è a tutti gli effetti utilizzabile fin da subito. C’erano dubbi su questo punto? No. L’unica cosa assolutamente certa infatti era proprio che la Corte non avrebbe reso inutilizzabile la legge. Questo perché le leggi elettorali sono dette “costituzionalmente necessarie”, ossia la presenza nell’ordinamento è necessaria al normale andamento dei principi costituzionali (nel caso concreto una abrogazione totale della norma, o una abrogazione parziale che la rendesse inapplicabile avrebbe reso impossibile effettuare elezioni potenzialmente a tempo indeterminato).

Cosa ha bocciato la Corte? Il secondo turno, a seguito del quale chi avesse vinto il ballottaggio, avrebbe conseguito il premio di maggioranza pari al 55% dei seggi.

Che legge rimane (alla Camera)? Di base una legge proporzionale ( a meno che una lista riesca a prendere più del 40%, caso in cui gli spetterebbe il premio di maggioranza di cui sopra) con soglia di sbarramento al 3%, capi lista bloccati e suddivisione del territorio in 100 collegi plurinominali.  Chiaro no? Ok, per far un po’ di chiarezza: a meno della remota ipotesi che un partito prenda il 40 %, il giorno dopo nessuno avrà, da solo, la maggioranza dei seggi, motivo per cui verranno fatti accordi per governare. I piccoli partiti, non sicuri di superare il 3%, si presenteranno in liste comuni sperando di portare qualche uomo a sedere a Montecitorio. Ovviamente quelle liste si sbricioleranno due nanosecondo dopo l’insediamento delle Camere.

Chi guadagna e chi perde dopo la pronuncia? Un reale guadagno non c’è per nessuna forza politica. Il M5S senza ballottaggio difficilmente avrà la maggioranza e rimane la forza che fa più fatica a costruire eventuali alleanza per il post voto. La Lega mantiene la posizione, forte di poter chiedere il voto immediato. Il PD paradossalmente non esce sconfitto affatto (almeno nella sua componente renziana): Il miraggio di una governabilità assicurata dal ballottaggio era già svanita il 5 dicembre scorso (senza l’abolizione del Senato il premio di maggioranza alla sola camera non avrebbe comunque garantito molto). Per questo la pronuncia della Corte non è affatto rivoluzionaria sotto questo punto di vista. Però il PD oggi non rischia più un ballottaggio testa a testa coi 5 Stelle e  con estrema probabilità (facciamo 95% ) dei casi, all’indomani  sarà l’elemento centrale di qualsiasi trattativa di governo.

Perché è la componente renziana che guadagna all’interno del PD? Perché di fatto si può votare. Non solo perché la legge è auto applicabile (aspetto che come detto era scontato) ma soprattutto perché alcuni timori europei e istituzionali legati al voto immediato sono di fatto disinnescati. Ancora Renzi non ha perso il controllo del partito, alla minoranza Dem servirebbe più tempo per  provare ad organizzare qualcosa. Se realmente si votasse a breve si farebbero trovare assolutamente non pronti. Quindi una accelerazione verso il voto di fatto facilita il compito del segretario.

Peraltro il poter evitare coalizioni permetterebbe al PD (e alla sua attuale segreteria) di andare al voto senza legare le mani con nessuno, sentendosi libero di scegliere, sulla base dei risultati elettorali, che geometria darsi dal giorno dopo.

Un appello: adesso però basta riforme o legge elettorale…francamente non se ne può più.

 

 

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