Cosa mostrano i dati sull’Executive Order di Trump

Vorrei tornare sulla questione già trattata in un precedente post per fare una riflessione su cosa mostrino i dati sull’Executive Order di Trump in materia di visti e i rifugiati. Me ne offre l’occasione un pregevole lavoro svolto da Nora Ellingsen  e pubblicato qui.

L’articolo è illuminante perché il lavoro che sta alla propria base è una analisi della totalità delle casistiche prese in considerazione, effettuata su dati ufficiali forniti dalle Agenzie di sicurezza statunitensi, anche grazie all’esperienza che l’autrice ha maturato in 5 anni di lavoro assieme alla Divisione Antiterrorismo dell’ F.B.I. (si, per gli amanti del genere una cosa tipo “Quantico”).

Si sa che al cuor non si comanda, ma una occhiata ai freddi numeri andrebbe sempre data se si vuol almeno far finta (anche con se stessi) di essere minimamente obiettivi ed informati.

What the Data Really Show (cosa mostrano realmente i dati), questo appunto il titolo dell’articolo; bene, vediamo di che dati stiamo parlando e cosa se ne può/deve dedurre.

Secondo quanto riportato dall’ F.B.I negli ultimi 2 anni, sono stati arrestati per motivi legati a terrorismo (di qualsiasi matrice) 97 persone; di queste 80 erano cittadini degli Stati Uniti. Di più: degli 80, solo in 6 casi si parla di “cittadini naturalizzati”, i restanti 74 persone nate negli Stati Uniti (stai a vedere che chiudi i confini e poi il pericolo lo hai in casa…). Va da se che tutti gli 80 non sarebbero minimamente toccati dal provvedimento presidenziale.

Ok, sicuramente però i 6 cittadini naturalizzati avranno tutti origine di uno dei famosi 7 Stati ….No! (sarebbe banale..). Dei sei, 2 sono naturalizzati di nazionalità bosniaca; una proviene da Israele3 (finalmente) da Iraq, Syria, e Somalia. Andrebbe anche evidenziato che dei tre fermati, due non sono risultati coinvolti in alcun tentativo di attacco sul suolo americano, il terzo (il somalo) aveva invece confessato ad amici l’intenzione di colpire un impianto militare o una prigione (anche se è stato fermato dall’F.B.I prima di poter mettere in atto qualsiasi azione preparativa).

Quindi, ricapitolando, fin qui il tabellone segna 1 punto a 96. Sicuramente però la squadra presidenziale si rifarà analizzando i dati relativi agli stranieri permanentemente residenti negli USA.

Vediamo: nello stesso periodo sono stati fermati dall’ F.B.I anche 6 stranieri legalmente residenti. Di questi, “sfortunatamente” solo 1 di origine dei 7 paesi (uno yemenita) che aveva mostrato l’intenzione di fare un attacco a New York (in realtà aveva parlato di fare una cosa simile all’attacco della Bastiglia ma a Time Square, cosa di per se abbastanza inverosimile…ma siamo sportivi e questo punto diamolo).

Quindi, ad ora siamo a 2 punti (aggiungerei, minacce neutralizzate ben prima di diventare effettive, senza bisogno di bloccare milioni di persone)… ma come i Partiots hanno recentemente insegnato, le rimonte sono possibili, quindi aspettiamo la fine.

Nella categoria “cittadini stranieri non permanentemente residenti in USA” invece  la squadra presidenziale non segna punti: 3 arresti, nessuno dei quali proveniente da uno dei paesi incriminati (uno dall’ India, uno dal Bangladesh e uno dall’ Uzbekistan).

Categoria Rifugiati: nel corso degli ultimi due anni, l’FBI ha arrestato 4 rifugiati: 2 di questi provenivano da paesi sulla lista del provvedimento di Trump (nessuno dei due tuttavia per aver espresso intenzione di compiere attacchi negli Stati Uniti). Per dare una idea della (non) rilevanza del dato va evidenziato che gli Stati Uniti hanno ammesso 84,995 rifugiati (calcolati entro il mese di settembre 2016); di questi 12,587 provenienti dalla Siria e 9.880 provenienti dall’Iraq (3 su 84.995? avrei più paura a girare in metro a Roma…).

Gli sporadici casi rientranti nelle casistiche idealmente colpite dall’Ordine presidenziale sono essenzialmente riferiti a persone che hanno intrapreso viaggi verso la Syria o hanno in qualche modo fornito contributi all’ISIS all’estero.

Ma se l’obiettivo è davvero quello di tenere gli americani al sicuro (si chiede l’autrice) sarebbe il caso di dare un’occhiata più da vicino chi è che è in realtà pianifica attacchi negli Stati Uniti.

Su un totale di 27 arresti legati alla pianificazione (o intenzione) di porre in essere attacchi terroristici sul suolo americano, 1 (il bengalese su citato) è uno straniero proveniente da una delle nazioni bloccate col provvedimento. Gli altri 26 sono tutti cittadini statunitensi.

Si potrebbe obiettare che anche un solo caso è pur sempre un pericolo. Vero, ma la portata del provvedimento, per numero di persone che colpisce, per le ripercussioni diplomatiche, per le problematiche giuridiche che crea, appare evidentemente del tutto sproporzionato rispetto all’obiettivo proposto così come inefficace nel raggiungere tale obiettivo, come sparare ad una zanzara con un cannone (!)

C’è un ulteriore aspetto che emerge: l’Ordine Esecutivo fa nascere rilevanti problematiche sulla possibilità di richiedere l’estradizione di cittadini di uno dei 7 Stati per permetterne l’eventuale processo negli Stati Uniti. Questo per due motivi: uno tecnico, derivante dal fatto che tale possibilità non è espressamente regolamentata nell’Atto presidenziale, ed uno politico. Infatti le reazioni degli Stati colpiti ha di fatto annullato le possibilità di collaborare con quei governi per la cattura e l’estradizione di soggetti ricercati dalle agenzie Statunitensi.

Ultima nota di “colore”: La “Strage di Bowling Green“, una strage terroristica tanto segreta da essere sconosciuta…semplicemente perché non è mai avvenuta!

Ok, urge spiegazione perché la notizia (che ha spopolato in mezzo mondo) non è praticamente giunta i Italia (ad eccezione di un post della sempre acuta Falvia Perina):

Kellyanne Conway (consigliere del Presidente Trump) nei giorni scorsi, durante tre distinte interviste, a confidato che il Presidente Obama avrebbe inserito l’  Iraq fra i paesi da bloccare dopo che due rifugiati iracheni sarebbero stati individuati come le menti dietro al “massacro di Bowling Green”, aggiungendo che le persone non ne sono a conoscenza perché non è stato detto (dai mass media). Purtroppo però quell’attacco non è mai esistito (roba da far invidia al tunnel di neutrini fra il CERN ed il Gran Sasso della Gelmini!). La notizia è diventata virale in poco tempo, tanto che sono iniziate vere e proprie commemorazioni ironiche delle vittime dell’attacco inesistente, inesistenti sottoscrizioni di solidarietà, al punto da meritarsi una propria pagina Wikipedia.

PS

Il post di Nora Ellingsen è molto più ricco di particolari e continente tutti i riferimenti dell’origine dei dati forniti;  vale la pena di essere letto anche se la lunghezza potrebbe scoraggiare un po’.

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