La situazione politica attuale, fra scissioni e “raggio fradicio”

La situazione politica attuale, fra scissione e “raggio fradicio”, offre un quadro abbastanza desolante, in cui i cittadini sono pressoché divisi in due gruppi distinti: i “discepoli” che continuano a seguire fedelmente la linea del proprio leader di riferimento (poco importa che sia di partito, movimento o corrente) e gli “altri”, quelli che hanno da tempo rinunciato a seguire questa storia infinita e si sono allontanati desolati da qualsiasi interesse politico. Veramente difficile oggi  trovare una terza linea; individuare qualcuno che, senza amore incondizionato e aprioristico, si faccia convincere da ragionamenti politici, spesso assenti.

Il quadro, comunque lo si guardi, è poco edificante in tutte e tre le case principali del panorama politico nazionale.

A sinistra, non contenti di un passato già abbastanza divisivo, sono arrivati alla ideazione del concetto di scissioni parallele multiple: scissioni a sinistra del PD, scissione del PD e scissione delle correnti del PD (si attendono gli esiti degli esperimenti che il CERN sta svolgendo per verificare se almeno da tutte queste scissioni si riesca a ricavare un po’ di energia).

Battute a parte, al netto di tante dichiarazioni incarnate su merito politico, principio democratico, quadro programmatico (termini messi li per dare una parvenza istituzionale alla cosa), quella che si sta consumando nel PD è una prolungata notte dei lunghi coltelli, in gran parte fomentata da questioni squisitamente personali. Renzi nonostante tutto ancora ha il controllo del partito e, cosa più importante, rimane il candidato più credibile come segretario, soprattutto se il tutto verrà deciso con una formula a consultazione aperta tipo primarie. Banalmente chi è in vantaggio vuole incassare il prima possibile e chi insegue vuole un extra time per recuperare.

Da qui tutta la polemica legata alle tempistiche congressuali. Ma, come dicevo, l’incompatibilità per molti soggetti (primi fra tutti D’Alema, Bersani e loro peones – perché ancora devo trovare qualcuno che mi dica con convinzione che Speranza è un candidato alla segreteria minimamente credibile) è ormai puramente umana e personale. Sarebbero motivati dal fatto che il popolo PD sta abbandonando il partito? ma per favore..la scusa del popolo PD, e prima ancora di quello dell’Ulivo, non regge visto il pessimo legame affettivo che aveva anche e soprattutto con gli esponenti scissionisti: vogliamo ricordare qui ricordare i girotondini? I Governi prodi silurati dagli stessi che oggi li rimpiangono (guarda caso c’è sempre D’Alema nel mezzo)? L’incapacità di Bersani di vincere le ultime politiche e formare un governo? Aggiungerei sommessamente che tanto astio politico non si era visto nemmeno ai bei tempi in cui i governi di centro-sinistra non riuscivano ad approvare leggi sui diritti civili, le unioni civili o il divorzio breve, tutti temi che un tempo sembravano rilevanti per una certa sinistra e che oggi evidentemente contano meno.

Certo il discorso è almeno parzialmente differente per altri candidati alla segreteria: Orlando, Franceschini ed Emiliano stanno giocando una partita per aumentare la loro influenza interna al partito, cavalcando l’onda dell’attuale momento di “confusione”. Tuttavia, il nome del gioco, nel suo complesso è decisamente l’antirenzismo interno al PD, ed è su questo che gli oppositori trovano l’unico collante.

Se a sinistra si piange nel Movimento 5 Stelle non si ride di certo. Al netto di presunti scoop giornalistici francamente poco rilevanti, se non nel ridare per reazione una certa credibilità a Raggi, Di Maio & Co., il panorama del M5S è anche più desolante se possibile. Le pubblicazioni di chat, gruppi ecc, anche se spesso non hanno rilievo penale nei contenuti, fanno emergere una guerra fra bande inquietante. E questo è l’aspetto meno rilevante (!). La cosa più preoccupante è la enorme difficoltà gestionale che continua a manifestarsi, soprattutto a Roma. Oltre alla questione delle polizze che continuano a spuntare fuori magicamente e che, oltre a suscitare facile ilarità,  certamente qualche ombra sulla gestione la aprono; oltre alle vicende giudiziarie dei collaboratori della sindaca, e della Raggi stessa, insomma oltre tutto (non c’è Fernet Branca) c’è lo Stadio.

Su quest’ultimo punto, comunque la si pensi, emergono due aspetti palesi: a Roma puoi dire di no a tutto e tutti, poteri presunti forti compresi, meno che a Totti. Se il Capitano dice che lo stadio va fatto, lo stadio va fatto. Ok, questa cosa è volutamente ironica (ma neanche troppo). Secondo aspetto. Il M5S nasce dal punto di vista urbanistico sulle posizioni di Berdini; il suo popolo, piacciano o meno, ha votato una sindaca e un movimento politico orientato ad una gestione urbanistica “sostenibile”, ossia quella di Berdini.

La nuova posizione sullo stadio, per quanto si provi a farla passare come in continuità con quanto espresso in campagna elettorale, rappresenta una inversione di marcia a 180°.  In molti nel Movimento hanno parlato apertamente del sospetto che l’accanimento mediatico contro la Raggi dipendesse dalla opposizione ad Olimpiadi e Stadio, bene pare proprio che l’opposizione sia diventata un po’ più accondiscendete. Legittimo, ma questo pone ancora di più il M5S giù da quel piedistallo di diversità su cui si erano auto issati.

C’è un altro aspetto che rende i grillini ormai identici a ogni altro partito: il popolo dei supporter, tifosi o discepoli che dir si voglia. Quello che una volta era il movimento in cui la base iper-intransigente non faceva passare niente ed era subito pronta a votare una espulsione, ora è divenuta irrazionalmente approvatrice di qualsiasi parola d’ordine giunga dagli oracoli del movimento, arrocccandosi spesso in una realtà parallela degna delle teorie quantistiche multidimensionali.

Ci sarebbe molto da dire anche sulla destra dello schieramento, magari con un post apposito che spieghi come sia possibile che la dove “qualcuno era di destra”, oggi spopoli indisturbato il populismo leghista e trumpiota di una folla ipnotizzata ed adorante di realtà che la “vera” destra non toccherebbe nemmeno con le pinze.

Ma questa è un’altra storia.

 

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