Legge elettorale: cosa devi sapere per fare l’indignato su Facebook (o per ascoltare un Tg)

Quanto potrà mai appassionare il tema della legge elettorale?..lo so..zero..e quanto dopo mesi e mesi di campagna elettorale sulla riforma della costituzione?.. zero tendente al “mò te meno“… eppure meglio far un po’ di chiarezza, altrimenti fra proporzionale, maggioritario, misto, mattarellum, porcellum, italicum, avventurarsi nelle bacheche degli “amici” o anche seguire un telegiornale diventa un’ impresa. Chi l’avrebbe mai detto che anche per poter litigare in un social sarebbe stato necessario farsi una cultura…

Premessa d’obbligo: le leggi elettorali sono un po’ come le auto: non esiste quella ottima in tutto. Se vuoi la macchina sportiva meglio evitare il fuoristrada o le famiglie numerose, se vuoi una allroad difficilmente ci potrai fare un tempone al Nurburgring e se hai soldi da buttare e vuoi un auto inutile ma che mostri che hai soldi da buttare, compra una X6 (se sei donna direi di adattare l’esempio a borse o scarpe .. per i dettagli lascio alla immaginazione di chi legge).

Allo stesso modo, parlando di legge elettorale,  governabilità e rappresentanza sono effetti che stanno ai due estremi di una scala, in cui potranno essere soddisfatte più l’una o più l’altra, sula base del sistema di ripartizione dei seggi (proporzionale o maggioritario) e dei correttivi (costituiti principalmente dall’esistenza o meno di un premio di maggioranza e di una soglia di sbarramento), ma mai entrambe contemporaneamente.

La base: per proporzionale si intende un sistema che attribuisca seggi alle liste, in proporzione (ma guarda un po’) ai voti ottenuti. Per maggioritario si intende quello che assegna ciascun seggio alla lista (o coalizione) che prende il numero maggiore di voti nel collegio. Sarebbe più complicato ma per adesso accontentiamoci.

Così, una legge elettorale tendenzialmente proporzionale, con bassa soglia di sbarramento e assenza di premio di maggioranza, esprimerà valori elevati di rappresentatività (consentendo l’elezione di formazioni politiche anche piccole), ma basse di governabilità, proprio in ragione del fatto che ben difficilmente una formazione da sola raggiungerà la maggioranza dei seggi e dovrà quindi costruirsi una maggioranza in parlamento con accordi successivi (tu chiamali se vuoi…..emozioni?…no, inciuci).

Al contrario, una legge elettorale prevalentemente maggioritaria, con premio di maggioranza alla coalizione (o alla lista) e soglia di sbarramento, assicurerà più facilmente l’esistenza di una forza di governo vincitrice delle elezioni, penalizzando però la rappresentatività delle formazioni politiche minori.

E qui, amici(!), compagni(!), concittadini(!), tocca fare pace col cervello: tutto non si può avere; bisogna scegliere che tipo di idea di governace abbiamo per il Paese.

Perché se si vuole puntare sulla governabilità poi non si può gridare al golpe se un meccanismo elettorale consegna ad una forza una maggioranza effettiva di seggi; allo stesso modo, se si vuole la massima rappresentanza, poi non ci si può scandalizzare che forze, anche molto differenti, finiscano per governare insieme, o che partiti medio-piccoli diventino determinanti nelle politiche di governo (l’UdC -solo per fare un esempio- ringrazia sentitamente) o ancora che, per impossibilità di trovare accordi, nessuno riesca di fatto a formare un governo (vedi Spagna).

Discorso simile si può fare sul sistema di selezione del candidato. Essenzialmente si parla di lista bloccata quando il cittadino vota una lista e la priorità di elezione fra candidati dipende dal posto in lista attribuito agli stessi nella lista; di collegio uninominale se il territorio viene diviso in tanti collegi quanti sono i seggi attribuiti con quel sistema, nei quali ciascuna lista candida un solo esponente così ché l’elettore vota la lista e il candidato collegato. Viene eletto il candidato con più voti in quel collegio. Si parla invece di preferenze quando ci sono collegi più grandi, in cui ciascuna lista candida un certo numero di candidati. L’elettore indica con la preferenza il nome di uno o più candidati. L’elezione avviane, sulla base dei voti ottenuti dalla lista, prioritariamente per il candidato con più preferenze.

Anche qui, il sistema perfetto non esiste: la lista bloccata attribuisce, nei fatti, la scelta di chi verrà eletto a dinamiche interne di partito (o di lista), estraniando il candidato dalla base elettorale.

A parziale mitigazione possono essere previsti meccanismi interni (obbligatori per legge o facoltativi) affidate alle lise (vedasi primarie PD). Le preferenze hanno il merito di far esprimere il cittadino massimamente sulla elezione dei candidati. Hanno però anche il difetto di creare necessariamente un sistema clientelare finalizzato alla ricerca della preferenza, oltre ad influire significativamente sui costi medi delle campagne elettorali dei singoli candidati (agevolando quelli con maggiori possibilità economiche). I collegi uninominali sono una sorta di compromesso fra i due.

Quindi? che legge fare? Va da se che l’approvazione di una legge, nel mondo reale, oltre che ai “meriti” intrinsechi di quel sistema, ammesso che di meriti si possa parlare, ha molto a che fare con la possibilità di trovare voti in parlamento per sostenerla, quindi con il fatto che forze politiche, magari scarsamente rappresentative sul territorio, ma con deputati e senatori in parlamento, accettino di votarla.

Chi non capisce questa cosa (o fa finta di non capirla) vive nel mondo dei sogni e farebbe bene a trasferirsi nel castello rosa delle fiabe ad Eurodisney. Ed ecco perché siamo arrivati, o meglio ritornati al Mattarellum. Come funziona? Nel dettaglio è un casino.

Sperando che il Dio dei costituzionalisti non mi fulmini seduta stante, lo sintetizzò dicendo che è un sistema misto in cui il 75% dei seggi viene attribuito su base maggioritaria e con collegi uninominali. Il restante in maniera proporzionale e con listini bloccati. Ha inoltre una soglia di sbarramento al 4%. Il tutto con differenze nei sistemi di attribuzione dei seggi fra Camera e Senato

Perché piace? perché tende ad aggregare coalizioni per conquistare più voti nei collegi,  quindi più seggi, lasciando in ogni caso un certo rilievo ai partiti minori (che superino la soglia di sbarramento). Assicura la governabilità? Non necessariamente, specialmente in un momento in cui il voto è ripartito in maniera fortemente tripolare. Perché quindi tutti ora ne parlano? Perché è una legge pronta, su cui si riesce a convogliare un buon numero di voti in parlamento senza entrare nella discussione di merito (salvo forse qualche aggiustamento relativo a sbarramenti o premi di maggioranza), che allungherebbe a dismisura i tempi di approvazione .

Se sei arrivato fin qui a leggere hai tutta la mia stima per la resistenza … ma, soprattutto, ora puoi rompere le scatole su Facebook a chiunque inizi a discutere di legge elettorale…grillini compresi (ops, mi ero ripromesso di non nominarli questa volta…pazienza..)

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