Legittima difesa e il falso mito che girando armati si sia più sicuri

In questo periodo uno dei temi maggiormente “pompati” dai media è quello legato alla legittima difesa. Va ormai delineandosi un sentito comune trasversale che invoca a gran voce profonde modifiche alla previsione codicistica sulla legittima difesa e, parallelamente, una progressiva liberalizzazione delle armi da fuoco.

Dovrebbe essere scontato, ma è bene ribadirlo: nessuno, io per primo, ha interesse a vivere in un ambiente insicuro, così come nessuno è completamente esentato dal rischio di venire coinvolto in fatti come quelli emersi dalla cronaca di quest’ultimo periodo. Quindi non si tratta di una diversità di opinioni fra chi vuole e chi non vuole misure per rendere la vita dei cittadini più sicura; si tratta invece di analizzare il problema seriamente, scindendolo dagli aspetti che vengono buttati in piazza per demagogia, incompetenza o ai soli fini di acquisire consenso elettorale. Lo dico più chiaramente: qui nessuno intende tutelare i cattivi a discapito dei buoni; il punto non è salvaguardare i diritti di chi vi entra in casa, ma cercare di evitare conseguenze peggiori per chi in quelle case ci abita.

Per farlo occorre analizzare fondamentalmente due aspetti: la diffusione delle armi da fuoco e la normativa sulla legittima difesa.

Primo aspetto: le armi. E’ vero che autorizzare in maniera diffusa l’uso delle armi consente ai cittadini di autodifendersi e di vivere in una maggiore sicurezza?

No! E badate bene, non è una opinione, ci sono dati cristallini che certificano questo fatto. Negli Stati Uniti, ad esempio, è nota la politica di aperta tolleranza alla vendita di armi. La cosa non ha minimamente contribuito a creare un clima di scurezza collettiva, anzi, è vero il contrario. I numeri sono verificabili in un rapporto diffuso dal “The American Journal of Medicine” e sono impietosi: negli Stati Uniti il rischio di essere uccisi da un’arma da fuoco è 25 volte più alto della media delle nazioni OCSE a più alto reddito. C’è di più, oltre al tasso di morti dovute ad arma da fuoco, diversi studi hanno suggerito che anche il tasso di omicidi commessi in altro modo possa essere così elevato proprio per diretta conseguenza di quello con armi da fuoco. La relazione deriverebbe dal fatto che, se chi è in procinto di commettere un’aggressione teme che la vittima possa essere armata, è facile che decida di ucciderla a prescindere, proprio per evitare la probabile reazione.

La enorme diffusione di armi da fuoco fa si anche che gli americani abbiano otto volte più probabilità di togliersi la vita con una pistola; inoltre la probabilità di rimanere vittime di un colpo partito accidentalmente è sei volte più elevata rispetto agli altri paesi ad alto reddito.

Detto in breve, per ogni cattivo ucciso per autodifesa grazie alla diffusione delle armi da fuoco, la statistica ci dice che ci saranno  8 persone morte suicide con armi da fuoco, 6 persone morte per incidente dovuto alla presenza di armi da fuoco e 25 morte di “buoni” in rapine che, altrimenti, non sarebbero finite con un morto (perché, è bene ricordarlo, film a parte, non sono sempre i cattivi a morire).

Militarmente parlando sarebbe una operazione fallimentare, tanto che la conclusione del rapporto indica che  “…questi risultati  sono coerenti con l’ipotesi che le nostre armi da fuoco ci stanno uccidendo anziché proteggerci”.

Ma c’è veramente bisogno di scontrarsi con dati matematici per capire una cosa che il buonsenso dovrebbe suggerire senza difficoltà? E’ evidente che avere un arma non implica di per se le capacità, la freddezza o la possibilità per usarle e che, eccezion fatta per personale addestrato (ad esempio militari o forze dell’ordine), un soggetto dal profilo criminale sarà sempre più capace, disposto ed avvantaggiato nell’utilizzarle. In fondo se chi effettua una effrazione sa che con probabilità si troverà all’interno soggetti armati, semplicemente si preparerà all’evento.

Secondo aspetto: la disposizione sulla legittima difesa. Senza entrare troppo in tecnicismi, oggi la legittima difesa è assicurata dall’art. 52 c.p.. La formulazione prevede la non punibilità in presenza della necessità “di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”, individuando quindi 3 requisiti per la legittimità della difesa: 1) pericolo attuale; 2) danno ingiusto; 3)proporzionalità fra offesa e difesa. Nel 2006 è stata introdotta però una modifica al codice: in sostanza nei casi di violazione di domicilio, si da per presunta la proporzionalità della difesa, purché lo faccia con armi regolarmente detenute, non ci sia desistenza di chi si è introdotto e persista il pericolo di aggressione.

Detto più chiaramente, chi si ritrova un soggetto in casa è legittimato a difendersi con qualsiasi arma detenga (legittimamente), prescindendo dall’arma posseduta dal “ladro”. Ovviamente però se il ladro, vistosi scoperto, desiste dalla rapina e tenta la fuga, non gli si può sparare alla schiena; in quel caso non si tratterebbe di legittima difesa ma di vendetta privata.

Ovviamente ogni diritto, compreso quello alla difesa (legittima) esiste in quanto frutto di bilanciamento fra differenti diritti e la cosa non è banale, perché ogni diritto, quando assolutizzato, finisce per comprimerne altri irrimediabilmente, di fatto diminuendo le qualità di vita di chi quei diritti vede lesionarsi.

Ok, di discorsi metagiuridici non ve ne frega nulla; facciamo quindi un ragionamento molto pratico: Se io fossi un ladro (mediamente pregiudicato e con poco o nulla da perdere) e volessi entrare in casa vostra in un quadro legislativo che sostanzialmente autorizza l’omicidio a prescindere di chi fa infrazione di domicilio, visto che sono ladro ma non stupido e visto che ho mediamente molti meno scrupoli di voi, la prima cosa che farei sarebbe quella di uccidevi nel sonno, voi e la vostra famiglia, con buona pace dalla pistola che tenete nel comodino.

Nei film western che tanto ci piacciono (di cui gli spaghetti western sono un esempio stupendo), noi ci immedesimiamo sempre in Clint Eastwood che, con sguardo di ghiaccio e sigaro in bocca, sfrutta la propria velocità con la pistola per uccide cattivi a dozzine. Ma la realtà è che, a parte rare eccezioni, saremmo tutti più o meno il peones che muore alla terza scena, quindi prima di gettarci a capofitto nella corrente del viva le pistole, sarebbe bene ragionarci un po’ su.

 

 

 

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