M5S: di rivoluzioni e ghigliottine (e del rischio di finire dalla parte sbagliata delle stesse)

Altra confessione…(ok, la cosa inizia a diventare imbarazzante)…sono iscritto al blog di Grillo; lo sono dal 2008 credo, quando i suoi post erano ben differenti..e di fatto ancora mi arrivano gli aggiornamenti via mail, anche se il mio gestore di posta, più sveglio del sottoscritto, immagino, li inserisce automaticamente nella casella spam. Lo dico perché vorrei fosse chiaro che il mio atteggiamento verso Grillo, e inizialmente verso il suo movimento, era qualcosa di più che neutro..direi anzi di essere stato incuriosito positivamente da quello che stava accadendo (mi consolo sapendo di non essere stato l’unico). E’ proprio da questa prospettiva che vorrei parlare di cosa è diventato ora il M5S.

Iniziamo dai meriti, perché ce ne sono: Grillo e i suoi hanno posto (e pongono ancora) alla politica questioni serie, che senza il loro intervento con tutta probabilità sarebbero semplicemente rimaste ai margini del dibattito. Le battaglie sulla legalità, sullo sviluppo delle nuove tecnologie, sulla trasparenza della politica; il processo di inclusione dei cittadini (almeno in teoria), la lotta agli sprechi di bilancio..sono tutte tematiche reali, alle quali occorre dare risposte e che, prima del M5S non erano nemmeno domande.

Ma…perché c’è un ma di dimensioni epiche…ciò che il movimento è oggi francamente è sconfortante.

Si sono presentati, e Grillo, anche grazie al seguito che si era costruito in anni di (ottima) carriera da comico, li ha presentati diffondendo il mito dei giovani freschi, preparati, studiosi…(son bravi ragazzi…son preparatissimi, hanno delle menti che a questi qua li spazzeranno via tutti…). Ok, dopo anni di esperienze sul movimento, di amministrazioni comunali, di politica nazionale…possiamo definitamente sfatare questo mito (Mith Busted!). Non che il movimento non contenga persone preparate o smart; Appendino lo è senza dubbio (qualcuno direbbe..bella forza, Torino si governa da sè..in fondo c’è riuscito anche Fassino!), lo è la Raggi (anche se credo che governare Roma stia mettendo seriamente a dura prova la tenuta dei suoi nervi…); lo era Pizzarotti (ei fu), lo sono alcuni degli esponenti nazionali…quelli che si vedono in genere nei media..ma dietro di loro? Un vuoto imbarazzante, un insieme di sprovveduti, complottisti, del tutto inadeguati ad amministrare: c’è quello delle scie chimiche, quello che non crede all’allunaggio, quello che denuncia il complotto per nascondere le sirene..insomma non si fanno mancare nulla. La cosa non è secondaria perché, checchè se ne possa pensare, nessuno governa da solo. Servono staff, preparati e competenti…ma se i tuoi sono delle pippe clamorose e a quelli preesistenti hai attribuito la patente dei ladri, il giorno che ti siedi e devi risolvere il problema dei rifiuti (o dei trasporti) a Roma (tanto per fare il nome di una città a caso), sei nei guai.

Oltre alla presunta estrema competenza dei membri, il movimento punta molto sull’ormai famoso motto onestà onestà onestà. Sarebbe fin troppo facile (ma anche limitativo), liquidare  la cosa alla luce della cronaca odierna, con una grassa risata. La questione è più complessa, riassumibile, se vogliamo, con una alternativa impossibile: il M5S si è messo in una condizione per cui deve rinunciare o alla propria coerenza (cosa che li relegherebbe ad essere tali e quali agli altri partiti) o al fatto di essere forza di governo, locale e nazionale (auto relegandosi a opposizione permanente).

Ci sono infatti almeno due aspetti da considerare:

  1. la politica è e sarà sempre l’arte di saper trovare accordi. Di qui non si scappa: gli unici che possono permettersi di governare senza farlo, sono leader autoritari e dittatoriali (che normalmente, quando vengono destituiti, non si ritirano a vita privata ma vengono appesi a testa in giù). Fare accordi, trovare compromessi è ormai considerato nel gergo comune con accezione negativa, come se tali accordi siano sempre e necessariamente al ribasso, fatti per tutelare interessi particolari e non della comunità..forse perché nell’esperienza repubblicana spesso lo sono stati. In realtà la vita quotidiana di chiunque si basa proprio su questo, sulla negoziazione e la ricerca di accordi win to win.
  2. La sacrosanta necessità di pretendere onestà in chi fa politica non deve trasformarsi in caccia alle streghe, ovvero, a forza di puntare tutto sull’essere i più puri, si finisce per trovare qualcuno che si crede ancora più puro di te, e a forza di ghigliottinare si finisce per passare dalla parte sbagliata della ghigliottina (chiedere a Robespierre per maggiori informazioni). Comunque la si pensi, il combinato di una legislazione fra le più complesse del mondo e l’obbligatorietà dell’azione penale, espone chiunque amministri al rischio di qualche avviso di garanzia.

Voler governare da soli e in purezza, in un sistema democratico, pluralista e con una magistratura indipendente, semplicemente non è possibile…in Italia poi, non se ne parla. Non è un caso che, di massima le esperienze di governo locale dei 5 stelle siano poco entusiasmanti e con profili molto similari: difficoltà di creare una giunta (non ti improvvisi amministratore, e a Roma lo hanno scoperto con un impatto abbastanza devastante), difficoltà a tenere dentro il movimento i sindaci eletti che, scontratisi con le necessità concrete del governo del territorio, finiscono inevitabilmente per fare qualcosa che esce dal solco del verbo benedetto da Grillo (e dalla Casaleggio  Associati), per venire quindi epurati, non prima di processo in pubblico blog.

Credo francamente che di queste contraddizioni siano ben consapevoli le teste pensanti del movimento, e che nella scelta fra coerenza e governo, abbiano infine deciso di puntare al secondo…(insomma, va bene la coerenza, ma si sa che comandare è meglio che fottere)…come altro spiegare la posizione assunta in questa crisi di Governo: passare da “l’Italicum è una legge gravemente lesiva della democrazia, fatta solo per instaurare un regime autoritario”a“andiamo alle elezioni subito  trasferendo l’Italicum anche al Senato” se non con l’esigenza di monetizzare le buone percentuali che i sondaggi attribuiscono ora ai 5 stelle, scongiurando peraltro un accordo delle altre forze politiche su una legge proporzionale più o meno pura, che annienterebbe ogni velleità di governo.

E’ un peccato: personalmente, se proprio dovessi attribuirgli un ruolo, vedrei il M5S molto più utile come forza di opposizione (anche consistente), ruolo che, gli va riconosciuto,  hanno fino ad oggi svolto molto bene, piuttosto che come maggioranza di governo. Una sorta di remake del vecchio Partito Comunista e della sua opposizione cinquantennale. In ogni caso, da ora in avanti non possono certamente più fare  all-in sulla presunta coerenza e verginità. Magari gli farà bene, ed inizieranno seriamente a puntare su programmi concreti. Lo spero veramente, perché una débâcle complessiva dei 5 stelle sarebbe una sconfitta per tutti: il carico di aspettative che sono state riversate su di loro, in un periodo di profonde difficoltà economiche e sociali, potrebbe avere valvole di sfogo ben peggiori…va a finire che a forza di parlare di forconi…

m5s

(foto da www.lastampa.it)

 

One Reply to “M5S: di rivoluzioni e ghigliottine (e del rischio di finire dalla parte sbagliata delle stesse)”

  1. Le origini del movimento, forse, in qualche modo, e con un po’ di fantasia, potevano anche essere buone. Ma pensare di riformare una nazione solo con i buoni principi è un errore concettuale, strategico, organizzativo (e storico, e di buon senso, e chi più ne ha più ne metta! ). Basterebbe fare un minimo di autocritica e aggiustare un po’ (tanto) il tiro… in fin dei conti, solo un coglione può credere che esista la ricetta perfetta che a priori individua i problemi, propone e da attuazione alle soluzioni. Ed è ancora più grave che tutto questo “tirare dritto” per la propria strada sia pubblicizzato ed enfatizzato. Presunzione e spavalderia. Esattamente quello che ci serve.

Leave a Reply