Poletti, perché?

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Si possono non dire due parole sul Ministro Poletti?.. ok, lo so, è un po’ come sparare sulla croce rossa …argomento inflazionato… ma c’è qualcosa di veramente incomprensibile in quest’uomo…sarei quasi tentato di credere alle tesi complottistiche dell’infiltrazione di DiMa e sperare che Poletti sia in realtà un infiltrato nel Governo con lo scopo segreto di affossarlo.

Non intendo certamente scrivere una delle tante lettere al ministro, cariche di indignazione  per ciò che ha detto: ne ho lette diverse, tutte scritte da chi è certamente più titolato di me per farlo, giovani che per mille motivi vivono all’estero, tutte ben scritte, e soprattutto tutte condivisibili in ogni singola parola.

Vorrei semplicemente fare una domanda: perché?! ma soprattutto …perché?!

Perché buttare li, con incredibile e inutile disinvoltura una boiata del genere, talmente grande che se avesse avuto massa avrebbe incurvato lo spazio-tempo intorno; perché farlo adesso…voglio dire, ti hanno confermato in un Governo che ha uno scopo solo: non fare danni fino alle prossime elezioni … e tu sfanculi (perdonate il francesismo) in un colpo solo giovani, esuli, genitori, parenti amici di questi ultimi; perché farlo il giorno dopo una strage, quella di Berlino, in cui è rimasta terribilmente coinvolta una nostra connazionale, una ragazza di quelle pienamente rientranti nella “felicissima” descrizione del Ministro.

Immagino Renzi, che pochi giorni prima aveva detto all’assemblea del PD di aver perso miseramente  coi giovani, mentre ascolta incredulo quelle parole chiedendosi …perché?  Insomma, se quello è il messaggio che il caro Ministro ha recepito dalla sconfitta al referendum, vorrei rivelargli un segreto: ha capito proprio male, politicamente e umanamente.

Politicamente non ha capito che quelli che ha così tranquillamente “demolito”, sono coloro che, più di altri, avevano appoggiato le riforme che il Governo ha proposto (vedi voto referendario) e che  vorrebbero vedere realmente una Italia migliorata, nella speranza di poter un giorno tornare a casa. Questo prescindendo dal fatto che siano ricercatori o professori universitari a Londra, direttori del CERN, o pizzaioli a Berlino. Della serie…italiani all’estero sapete che c’è ? grazie per il Si al referendum ma la realtà è che senza di voi questo paese sta meglio…follia pura!

Questo aspetto è francamente spiazzante, perché denota che certa classe politica non sa nemmeno chi dovrebbe (in teoria) rappresentare, quale sia l’odience o l’elettorato di riferimento, chi ti voti e chi no…suvvia, se vendi cioccolato, o sei Willy Wonka o è difficile fidelizzare il cliente  (e magari ampliare la clientela) dando dei coglioni a tutti i potenziali acquirenti, e francamente Poletti non mi pare il Willy Wonka del wellfare.

Peraltro non mi pare nemmeno tutto sto genio della tattica: si è esposto ad attacchi feroci (e giustificati)personali, verso la propria famiglia…(va da se che se la spari così grossa e poi viene fuori che la tua discendenza, non laureata, è riccamente sostenuta da fondi pubblici la gente tende un tantino ad incazzarsi), riuscendo in più nella raguardevole impresa di dare un minuto di visibilità a chiunque voglia commentarne le dichiarazioni, facendo riapparire personaggi improbabili e dimenticati da tempo…insomma mediaticamente parlando, in confronto caporetto potrebbe passare per una allegra scampagnata fra amici.

Tutto ciò per ottenere cosa? quale sarebbe stato il vantaggio? quale l’occasione politica? Come dicevo, inopportunità disarmante e leggerezza spiazzante.

Umanamente poi sfugge il punto essenziale: non ha importanza se quelli che emigrano siano i migliori o i peggiori (anche perché, come in ogni categoria composta da masse, dentro c’è un po’ di tutto). Ciò che conta è il perché gli italiani tendano ad andarsene, rinunciando spesso ad affetti, amicizie e abitudini di una vita. Chiedersi perché all’estero sia più facile lavorare (e qui va chiarito un concetto: lavorare significa essere retribuiti, altrimenti si chiama hobby), avere figli, comprare casa, insomma fare ciò che nel resto del mondo “evoluto” si associa all’avere una vita dignitosa.

Capisco il non avere risposte da dare, ma non porsi proprio le domande pare un po’ troppo. Soprattutto se provieni da un ambiente, quello delle cooperative, che dovrebbe porre particolare attenzione agli aspetti sociali, e se hai trascorso gli ultimi 1000 giorni in un governo il cui Presidente non ha fatto altro che tessere le lodi dei successi italiani all’estero. Fosse anche stato puro marketing elettorale, pare che 1000 giorni non siano bastati a capire il messaggio… urgono ripetizioni serali.

Si dovrebbe poi aprire qui un altro argomento relativo ai meccanismi di selezione della classe politica di questo paese, spesso basati prima sul chi rappresenti invece che sul chi sei o cos sai: ti candido o ti nomino perché vieni dalle cooperative, dalle associazioni di categoria, dal sindacato e mi porti i voti di quel mondo… Ma sarebbe lunga e meriterebbe un discorso a se.

Insomma Mr Poletti, detto anche “la toco piano”, speriamo si voti presto…non tanto per noi …quanto per lei…di questo passo chissà cos’altro potrebbe dire

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