Se devi dare l’esame da avvocato, dovresti leggere queste righe (parte 3, L’orale)

Se hai letto i post precedenti (qui e qui) sai gia tutto su come affrontare lo scritto, o meglio sai gia quel che ti posso consigliare per sopravvivere alla battaglia.

Ora però le cose si fanno dure sul serio, siamo ad inizio estate, escono i risultati degli scritti e…ci sei: quel 30, 30, 30, te lo sei guadagnato e adesso, soltanto adesso, ti rendi conto che il meno è fatto (o, per buttarla giu in maniera più figa, come dicono i Navy SEAL … The only easy day was yesterday).

Si perché, se per lo scritto oggettivamente è possibile individuare tutta una serie di accorgimenti per limitare al massimo lo sforzo massimizzando comunque la prestazione, l’orale, inutile che ti menta, è un bagno di sangue. Certo, un po la differenza la fa la Corte d’Appello, ma in ogni caso le percentuali di bocciature non sono incoraggianti più o meno ovunque.

Se sei arrivato fin qui, hai certamente una certa esperienza sui libri, quindi avrai necessariamente sviluppato un tuo metodo di studio che ti ha dato qualche soddisfazione. Ci sono però alcune differenze fra ciò che hai fatto fin ora e l’esame che stai per affrontare e vale la pena tenerne bene conto:

In primo luogo la dimensione dell’esame (banalmente la mole di pagine da studiare dovendo portare 6 materie contemporaneamente) rappresenta una sfida per chiunque. Non conosco nessuno che abbia affrontato la cosa serenamente, nemmeno persone di bravura indiscussa.

L’importanza della prova poi non può che aumentare la tensione: qui fallire non comporta ripresentarsi al prossimo appello, ma ricominciare una trafila snervante e massacrante che procrastina il tanto sospirato titolo di almeno un anno.

Date le brutte notizie, vediamo ora però qualche consiglio che, spero, potrà semplificare il lavoro:

  1. Il primo passo per superare l’orale sta nello scegliere consapevolmente le materie da portare. Non esiste una scelta migliore in modo univoco MA esiste il miglior compromesso per le caratteristiche di ciascuno, purchè si tenga conto di tre fattori chiave:
    • Affinità (oserei dire piacevolezza) delle materie scelte= probabilmente la penultima cosa che vorresti fare al mondo è sbatterti per mesi su dei libri di diritto, ma di certo l’ultima cosa che vorresti fare è farlo per una materia che detesti. Credimi, ogni pagina sarebbe un inferno. Prediligi ciò che ti piace di più a ciò che, per esempio, usi più spesso in studio (ad esempio, personalmente ho fatto pratica in uno studio che prediligeva il civile ma, avendo propensione migliore per le materie pubblicistiche, mi sono buttato su Penale e Procedura Penale, Costituzionale e Comunitario-la sola idea di passare mesi sul manuale di civile mi dava i conati…).
    • Lunghezza (ovvero brutalmente…quante pagine stai portando)= lo studio di sei materie è una maratona; portare 2-300 pagine in più o in meno alla fine FA una discreta differenza. Questo è un esame, non una olimpiade di tuffi in cui il coefficente di difficoltà può farti vincere una medaglia; qui conta una cosa sola….l’abilitazione. Personalmente quindi eviterei di cedere all’istinto di dimostrare quanto sia figo portando una selezione tipo Civile, Penale, le due procedure e…Commerciale: il passo fra figo e disastro annunciato è fin troppo breve (le 5 materie che ho detto le ho viste realmente portare…vi risparmio il finale)
    • coerenza delle materie= consiglio di portare una selezione di materie il più possibile coerenti e affini fra loro (tutte pubblicistiche ad esempio). Così facendo una parte del programa finirà per essere ammortato dalle basi comuni delle varie materie e, (cosa da non sottovalutare) gli eventuali spunti di domande collegate che la commissione può trovare, rimarrannò certamente nell’ambito delle materie portate (ho assistito ad un orale fatto su tutte materie pubblicistiche e internazionale privato. Da quest’ultima materia partono alcue domande collegate che ricadono in civile, scena muta dal povero malcapitato, bocciatura. Ok, non solo per quest’ultima domanda ma….perchè aprire il fianco così gratuitamente?).
  2. Calcola bene i tuoi tempi di studio. Se hai l’esame a febbraio (come è capitato a me) o anche più avanti, iniziare a pompare di brutto 7, 8 mesi prima potrebbe non essere la scelta migliore. La capacità di apprendimento e la resa mentale è rappresentabile con una curva (esattamente come la preparazione atletica). Occorre arrivare al momento dell’esame con la curva al proprio apice elevato. Motivo per cui partire troppo presto potrebbe paradossalmente peggiorare la situazione perchè ti fa arrivare stanco e deconcentrato all’esame.
  3. Preoccupati solo di ciò su cui puoi incidere. Ci sono stati tanti o pochi ammessi? la commissione vorrà bocciare tanto o poco? E se quella mattina sarò quarto e avranno promosso i primi 3? mi segano sicuro… Ok tutto questo è jamming! Escludilo dai tuoi pensieri. Primo perchè in gran parte si tratta di leggende metropolitante di cui, peraltro, esistono sempre versioni completamente opposte (meglio essere primi, no meglio ultimi… ecc). Secondo perché stai impiegando energie preziose su aspetti su cui hai potere di infuire pari a zero. Tanto varrebbe preoccuparsi se pioverà o ci sarà il sole.
  4. Metodo di studio. Ok, questo dipende solo da te. Studiare le materie in serie o in parallelo, fare schemi e riassunti o no, studiare soli o in compagnia. Come più ti aggrada e come sai di rendere meglio. Basta che ricordi a te stesso che in quei (3? 4? 5?) mesi il tuo scopo nella vita è lo studio. Magari inizia gradualmente, le prime settimane mezza giornata e poi incrementa. Basta che tu non prenda sotto gamba la cosa perchè, credimi my friend, sarà una esperienza massacratnte, fisicamente e mentalmente. Dormi quanto puoi; nelle fasi finali stacca la spina dal mondo (io ho disattivato l’account Facebook in quei mesi) e stop.
  5. in bcca al lupo!

Se devi dare l’esame da avvocato, dovresti leggere queste righe

Se devi dare l’esame da avvocato, dovresti leggere queste righe in cui cercherò di condividere con te alcuni consigli utili per prepararti al meglio.

Se hai aperto questa pagina sei in una condizione in cui io e molti altri prima di te ci siamo già trovati, credimi so come ti senti e so quanto possa essere incredibilmente stressante la cosa.

L’esame da avvocato è senza dubbio una delle prove più estenuanti a cui ci si può sottoporre: chiunque ci sia passato sa di cosa parlo e tutti quelli che si stanno avvicinando all’evento lo attendono con ansia.

Vorrei condividere qui alcuni consigli utili, maturati sia grazie all’esperienza personale che al confronto con molti colleghi e amici che hanno partecipato, in modo da permettervi di affrontare al meglio la prova.

In fondo, se stai leggendo, o non lo hai mai dato e hai impellente bisogno di capire di cosa si tratta, o lo hai già dato e non è andata come speravi, motivo per cui, forse, devi modificare qualcosa nella preparazione all’evento.

Fase 1: Preparazione allo scritto.

Tralascio se e quanto sia importante partecipare ad uno dei famosi (e costosissimi) corsi di preparazione. Personalmente ho dovuto frequentarne uno perché reso obbligatorio dall’Ordine presso cui svolgevo la pratica, da cui comunque ho ricevuto alcuni spunti interessanti che mi sono poi tornati utili in durante le prove.

Ciò che invece mi preme evidenziare è un’altra cosa: è molto più importante preparare bene come scrivere un parere o un atto che studiare a fondo le nozioni di diritto e giurisprudenza.

Ho conosciuto persone che per prepararsi allo scritto hanno passato mesi sui manuali di Civile e Penale per cercare di essere preparati su ogni singolo istituto, senza peraltro trovare da ciò un gran giovamento, per almeno 2 motivi:

  1. L’esame da avvocato è una maratone snervante; la preparazione allo scritto è solo la prima tappa, peraltro non la più dura. Le energie spese inutilmente prima rischiano di essere energie mancanti dopo.
  2. Lo sforzo che richiede conoscere bene tutti gli istituti da un vantaggio nullo rispetto a quello estremamente più ridotto che attribuisce l’imparare ad usare bene il Codice commentato, all’interno del quale sono perfettamente descritti dalle varie sentenze tutti gli istituti di cui avrai bisogno (cosa che vedremo meglio nella fase “fare lo scritto”.

Quindi, come prepararsi al meglio per lo scritto? 3 consigli:

1 Scrivete molto, soprattutto pareri che difficilmente siamo abituati a scrivere nella normale attività di pratica forense.

Nel fare ciò individuate un vostro schema fisso per la redazione del parere, in modo che, prescindendo dal tema, abbiate già una ossatura fissa che vi agevola. Può sembrare una cavolata ma, credetemi, al momento dell’esame la testa va un po per i fatti propri, meno cose dovrete improvvisare e meglio sarà. Predisponete anche una frase di avvio “neutra”, abbastanza standardizzata da poter essere usata in ogni circostanza: non lo direste mai, ma il blocco da foglio bianco esiste veramente! Le prove che fate, fatele scrivendo a mano, usando i codici che userete all’esame ed il dizionario di italiano: la verità è che non siamo più abituati a scrivere testi lunghi a mano, ne a farlo senza correttori automatici ed è brutto scoprire la cosa la mattina dello scritto (potrete scrivere il miglior trattato di legge possibile, ma se la calligrafia fa schifo o se ci sono errori di ortografia o grammatica vi segheranno sempre!).

Ciò che scrivi fallo correggere a qualcuno, magari al dominus o a qualche collega di cui ti fidi: è sempre difficile dare giudizi obiettivi su ciò che scriviamo. Alla peggio fallo leggere a qualcuno, anche non competente in ambito di diritto, per farne valutare la chiarezza ortografica e la correttezza grammaticale (è una delle cose fondamentali!).

Fate anche simulazioni nei tempi previsti dalla prova: il giorno della prova il rendimento, a causa dello stress, dell’emozione o della stanchezza, è al massimo un 80% di quella possibile (anche meno). Più ti prepari,menò dovrai improvvisare al momento e minore sarà questo spread.

2 Più che studiare gli istituti di diritto, imparate ad usare il vostro codice e prendeteci una confidenza estrema.

Che ci crediate o no, avere il codice commentato è come avere un manuale, basta saperlo usare: quando mi preparavo per lo scritto, fra i colleghi il tema principale era su quale codice sarebbe stato più facile trovare “LA sentenza”. E’ l’ultimo dei vostri problemi! la famigerata sentenza viene sempre fuori, e alla fine non è essenziale per superare la prova. L’utilità del codice è un’altra. Ovviamente ogni parere è incentrato su un singolo istituto, mediamente circoscritto ad un singolo articolo di codice. Perfetto. Iniziando a leggere tutte le sentenze annotate e relative all’articolo e ampliando la lettura agli articoli limitrofi e collegati, troverete tutte le descrizioni di tutti gli istituti che vi servono, scritte spesso dalla Cassazione (quindi, si spera scritte molto bene), che potrete riutilizzare come più vi piace. Ve lo giuro, c’è scritto tutto! Io ho dato lo scritto nel 2009 e ho dovuto dare il cautelare anche nel 2010. Dovendo dare l’orale a febbraio, per il cautelare non mi è passata neanche per l’anticamera del cervello l’idea di studiare per lo scritto. Arrivato li è uscita una traccia di civile su un istituto mai sentito in vita mia (mi pare avesse a che fare con una concessionaria di auto). Fatto (ed è stato il voto più alto) semplicemente studiando al momento dal codice.

3 L’atto ha insidie da valutare bene prima

Se fate una pratica reale di certo una cosa che non vi manca è l’esperienza nel fare gli atti. Ci sono però cose da valutare onde evitare di trovarsi spiazzati all’esame. Intanto, scrivere un atto al PC, mediamente riscrivendo su un precedente, è ben diverso dallo scrivere a mano su un foglio bianco: tutta una serie di formule più o meno costanti non siamo abituati a scriverle (pare brutto ma la realtà, lo sappiamo, è questa), formule di stile, conclusioni, mandato…tutte cose che dobbiamo abituarci a scrivere a mano.

Aggiungo che, personalmente, io non andrei mai all’esame senza avere un minimo di confidenza su almeno due materie per l’atto: l’idea “io tanto farò l’atto di civile” e non avere idea di come si scriva un appello è un rischio. Ci possono essere mille motivi per cui l’atto che esce vi risulta difficile ed è sempre meglio non lasciarsi una opzione unica.

per la fase 2 (consigli per affrontare l’esame scritto) clicca qui

per la fase 3 (consigli su come affrontare l’orale) clicca qui

 

 

 

Se devi dare l’esame da avvocato, dovresti leggere queste righe (parte 2 consigli per affrontare lo scritto)

Alcuni consigli pratici su come affrontare l’esame scritto da avvocato

Hai letto la parte 1 su come arrivare preparati ai giorni dello scritto (altrimenti se vuoi qualche consiglio clicca qui). Ok vediamo alcuni consigli fortemente pratici per sopravvivere a quei 3 giorni (4 con la consegna dei codici).

Ti ho già dato i consigli su come prepararti, quindi qui ti suggerirò solamente alcuni aspetti pratici, oserei dire pragmatici, su aspetti anche di basso livello ma che, credetemi, nel complesso incidono non poco sulla prova.

1 Cosa portare

Pensa questo: ciò che ti porti è un insieme chiuso e rappresenta tutti gli strumenti che hai a disposizione per affrontare la prova; accorgersi la che qualcosa ti avrebbe fatto comodo non è il massimo.

Ti dico ciò che a me ha è risultato estremamente utile.

  • Ovviamente i codici commentati, ovviamente un dizionario di italiano e ovviamente le eventuali raccolte di giurisprudenza che ti sei comprato (e fin qui nulla quaestio).
  • Portati, in aggiunta dei codici in versione tascabile, senza annotazioni: durate le ore in cui sarai seduto a quel banchino dovrai passare centinaia di volte da un articolo del codice all’altro. A fine giornata avrai probabilmente mal di testa e male agli occhi, aggirarti sui codici commentati sembrerà una sfida impossibile e una gran perdita di tempo. Avendo i codici tascabili sarà molto più agevole cercare gli articoli che ti servono, sia inizialmente quando stai inquadrando la questione nella tua mente, sia ogni volta in cui devi effettuare delle ricerche senza dover necessariamente controllare la giurisprudenza.

Puoi anche cercare tutti gli articoli che ti servono nel codice tascabile, segnarteli in un foglio e poi ritrovarli nel codice commentato. Per me, strumenti fondamentali!

  • Portati dei post it, possibilmente quelli stretti e lunghi, da usare come segnalibro: quando hai fretta non c’è cosa più snervante che ricercare per l’ennesima volta quell’articolo che ti serve e che pare sparito improvvisamente dal codice. Evidenziali tutti con un post it in modo da renderli immediatamente visibili e trovabili.
  • Sembra una banalità (sembra solamente…) ma assicurati di avere diverse penne uguali e abbastanza morbide (con tutti i casini che avrai quel giorno ti ci manca solo di finire la penna e non averne una uguale così che dovrai ricopiare tutto di nuovo). Ovviamente portati anche tutta la cancelleria che ti può essere utile (matita, gomma, appuntamatita ecc). Dico sembra…banale perché la tizia di fronte a me all’esame ha finito la penna a metà della copia di bella e, oltre a rompere le scatole a tutti quelli intorno a lei, ha dovuto ricopiare tutto da capo (mai nella vita!).
  • Portati un po di libagioni: ti prego, la schiacciata unta anche no!, cose veloci da mangiare, energiche e magari una bella confezione di pocket coffee (a me hanno salvato la vita). Ovviamente anche l’acqua, ça va sans dire.
  • porta un orologio o una sveglia da posizionare sul banco e che ti dica intuitivamente quanto manca e a che punto sei.

2. Dosa il tempo

Hai 7 ore, non sono né tante né poche, ma vanno dosate bene. Come fare?

Io non credo che esista una divisione univoca del tempo valida per chiunque. L’unico modo che hai per capire la TUA suddivisione ideale è aver fatto delle prove prima.

Alcuni punti fissi però ci sono, e secondo me sono:

  • prenditi un congruo lasso di tempo per leggere bene (bene!!!) le tracce e scegliere quale fare (la cosa peggiore che possa capitarti è iniziare un parere o un atto e a metà decidere che non fa per te e cambiarlo…mai nella vita!)
  • una volta scelta la traccia, rileggila ancora. Prima lo scopo della tua lettura era scegliere la traccia, adesso è capirla a fondo e evidenziare visivamente (con matita, evidenziatore…vedi tu) le cose importanti, gli istituti, la domanda. Come detto non esiste un limite temporale fisso, ma se inizi a scrivere prima di aver letto la traccia per almeno un’ oretta, probabilmente la hai letta poco e male.
  • cerca gli istituti sul codice tascabile e segnateli su un foglio. Poi inizia lo studio dei singoli articoli e della giurisprudenza sul codice annotato. Qui inizierai a immergerti nel problema e ad individuare la soluzione che vuoi proporre. Questa parte è forse la più importante, io non gli dedicherei meno di un paio d’ore.
  • Fatti uno schema del parere che vuoi scrivere: ricorda una cosa, la funzione dello schema è essenzialmente quella di verificare se ciò che vuoi dire ha una sua consequenzialità logica, non è uno schemetto da scuole medie in cui ti limiti a scrivere “introduzione, corpo, conclusioni”.
  • Se hai fatto tutto questo, adesso hai una idea chiara in testa (e in breve nello schema) di come buttare giù il parere o l’atto. Scriverlo sarà relativamente semplice.
  • Serve fare la brutta e poi ricopiare? Si, di massima non mi sentirei di dire il contrario. Personalmente però mi è capitato di scrivere il parere direttamente in bella. Se hai una idea chiara di cosa vuoi scrivere e sei a corto di tempo alle brutte puoi farlo (estrema ratio!). In ogni caso, se devi ricopiare tutto, ti servirà almeno 1-1,5 ore da dedicare (ricrda che scrivere richiede un tempo non comprimibile, puoi leggere più veloce, non scrivere più veloce).

3. Cose da tenere a mente nel parere/atto

La bontà di un parere non si misura né dalla lunghezza, né con il valore giuridico assoluto delle conclusioni.

Ciò che realmente conta è:

  • scrivere chiaro e in maniera corretta (l’italiano non è un optional). Credetemi, i commissari hanno poco tempo e ancor meno voglia di leggere i vostri ottimi scritti, se gli fornite una scusa perfetta per segarvi alla terza righa, perché magari non si capisce una mazza o c’è un’ h sbagliata a loro non pare il vero (comunque riga si scrive senza h, se non lo avete notato qui sopra, avete un problema).
  • Sviluppare lo scritto in maniera coerente: deve essere un percorso che inizia dal “problema”, prosegue con una analisi giuridica da cui deriva una conclusione che necessariamente deve essere coerente con l’analisi fatta (Dio di tutti gli errori è strutturare una analisi per poi inserire conclusioni contrarie, magari perché tutti intorno a voi hanno concluso così). Giuro, avete più possibilità di passare con uno scritto che sostiene bene conclusioni minoritarie che con uno del tutto incoerente con conclusioni infilate come un fungo.
  • Le citazioni, soprattutto della giurisprudenza: sono fondamentali, ma vanno sapute usare. Vanno messe per dare autorevolezza a ciò che si scrive MA spararle ovunque non non serve a nulla. Meglio usarle come mero sostegno di qualcosa che si sostiene (del tipo … i criteri su cui si basa la determinazione di un assegno di mantenimento sono evidentemente……..del resto alle medesime conclusioni è giunta anche la Corte di Cassazione …Sent nr____). Pare una banalità ma dire ..è cosi perché lo dice la Cassazione e…l’istituto va interpretato cosi, del resto anche la Cassazione si esprime così…non è la stessa cosa.

Aggiungo, meglio uno scritto più sintetico, ma lineare e motivato che un capolavoro di n facciate. Una delle scene che ho visto più spesso sono persone, anche brave, convinte di aver fatto uno scritto da 105 almeno e poi bocciate.

Ultimissima questione: concentrate le vostre energie solo su cose in cui potete incidere: pensare a quale commissione correggerà, a se esista o meno una percentuale fissa di bocciati…non vi serve a niente, tanto non potreste comunque farci nulla.

In bocca al lupo….. magari ci rivedremo per gli orali

Per qualsiasi domanda scrivetemi pure in privato.